I servizi di collaborazione aziendale scricchiolano mentre il mondo torna a funzionare

Per gli utenti Slack, il 2021 sembra riprendere da dove si era interrotto il 2020. Il popolare servizio di chat è infatti risultato inaccessibile per alcune ore, proprio quando i lavoratori sono tornati al lavoro dopo le vacanze. Un segnale di quanto ci aspetta?

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Forse era inevitabile che i servizi di collaborazione su cui tutti facciamo affidamento scricchiolassero mentre gran parte del mondo ieri tornava a lavorare dopo la pausa natalizia. E uno sguardo a DownDetector conferma che con milioni di persone che lavorano da casa e centinaia di milioni di messaggi non letti da leggere, alcuni dei più grandi servizi enterprise stanno soffrendo. Slack ad esempio è rimasto inattivo per diverse ore, con un comprensibile fastidio di milioni di persone impossibilitate a lavorare.

Questi problemi dovrebbero farci riflettere mentre ci avviciniamo al secondo anno della pandemia. La resilienza delle imprese è stata messa a dura prova negli ultimi 12 mesi. Molto rapidamente le aziende hanno dovuto riassemblare le catene di approvvigionamento, riconfigurare i sistemi interni ed esterni e fornire al maggior numero possibile di dipendenti gli strumenti necessari per lavorare da casa. Nella seconda fase, hanno iniziato a modificare ulteriormente le loro strategie quando è diventato chiaro che la battaglia contro COVID-19 sarebbe stata una maratona, non uno sprint.

Ora sembra chiaro che la natura di quella che potrebbe essere una malattia in rapida mutazione significa che molti dei cambiamenti saranno permanenti, non temporanei. Ciò avrà un impatto sulle aspettative dei dipendenti e influirà sulla natura del business e i servizi alle imprese dovranno continuare a evolversi.

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Uno dei risultati della prima fase della pandemia è stata la decisione di ridurre il bitrate dei video in streaming in tutta Europa, poiché i servizi di streaming hanno riconosciuto la necessità di ridurre il carico sui servizi a banda larga estesa per proteggere le imprese e le infrastrutture europee.

I problemi di disponibilità del servizio affrontati da Slack e da altri servizi riflettono la stessa sfida, ed è una sfida che richiede solidi investimenti nell’infrastruttura a banda larga su base internazionale. Questo investimento dovrebbe estendersi sia alle “pipe” che trasportano le informazioni, sia ai server che le forniscono. Questo dovrebbe davvero essere un chiaro richiamo di avvertimento per le imprese di tutto il mondo.

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Il suono della storia che si ripete

Lo sapevamo già. Quando il CEO di Apple Steve Jobs ha entusiasmato il pianeta più di 20 anni fa con l’introduzione del primo iMac, il primo PC per il mercato di massa con un modem integrato, stava accelerando la prima fase della trasformazione digitale.

Ventitré anni dopo, dipendiamo dall’infrastruttura digitale a quasi tutti i livelli della società e dell’interazione sociale, tanto che la dichiarazione dell’ONU del 2011 sull’accesso a Internet come “diritto umano” sembra profetica. Cosa saremmo oggi se non ci fosse internet? O gli iPhone e altri dispositivi digitali progettati per utilizzarlo?

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Sempre ieri DownDetector mostrava che il ritorno al lavoro stava influenzando alcuni dei più grandi sistemi aziendali di collaborazione del mondo: Slack, Google, Zoom, Teams, AWS e persino l’IRS. Questa situazione mette in luce il fatto che nei mesi a venire la resilienza dell’azienda alla pandemia richiederà che l’IT si concentri maggiormente sul tempo di attività del servizio. Le aziende single cloud, self-hosted o multi-cloud vorranno sapere che i servizi di cui hanno bisogno saranno disponibili come e quando lo richiedono. Si spera che l’aumento degli investimenti nel 5G, insieme alla crescente adozione di tali servizi ora che Apple li ha portati sul mercato di massa con l’iPhone 12, risolverà almeno parte della sfida della disponibilità della banda larga che i fornitori di servizi e gli utenti devono affrontare.

Quando si tratta di disponibilità del servizio, le aziende potrebbero dover abituarsi a interruzioni occasionali, a meno che non scelgano di spendere di più per aiutare i fornitori di servizi a costruire un’infrastruttura migliore. Dopotutto, il mondo intero non accederà al lavoro contemporaneamente nello stesso modo più di una o due volte all’anno. La maggior parte dei servizi investe abbastanza per supportare un uso leggermente superiore rispetto a quello standard, piuttosto che una domanda imprevedibile. In altre parole, l’IT aziendale nei prossimi mesi osserverà più da vicino gli accordi sul livello di servizio per i servizi da cui dipendono maggiormente e i fornitori cercheranno di far fronte a tali esigenze.

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AUTOREJonny Evans
FONTEComputerworld.com
Jonny Evans
Collaboratore di Computerworld.com Jonny è un freelance che scrive di tecnologia dal 1999, in particolare riguardo a Apple e la digital transformation. Cura su Computerworld.com il blog Apple Holic, con post a volte interessanti e a volte provocatori su tutto quel che succede a Cupertino. Le traduzioni dei suoi articoli appaiono su Computerworld in virtù dell'accordo di licenza con l'editore americano IDG Communications. Lo potete trovare su Twitter come @jonnyevans_cw