Il settore dei software per la collaborazione aziendale è già piuttosto vivace, ma lo diventerà ancora di più a partire dal 10 ottobre, quando farà la sua comparsa in forma definitiva il tanto atteso Facebook at Work. Si tratta di una novità che ha ottime probabilità per ritagliarsi uno spazio di primissimo piano all’interno di questo mondo, anche perché, come sottolinea l’ex CIO di AVOA.com Tim Crawford, “finora nessuna di queste applicazioni ha davvero fatto il botto e monopolizzato il mercato”.

Facebook non è certo il primo gigante tech nato per il mercato consumer che si avvicina a quello enterprise, ma il suo impatto sulla collaborazione aziendale potrebbe essere molto più vasto e significativo rispetto a quello impresso da prodotti simili già presenti sul mercato. “Facebook è qualcosa che già conosciamo a fondo nelle nostre vite e che ha già una diffusione planetaria; le persone sanno come utilizzarlo e, quando sei già un leader indiscusso per i consumatori, diventarlo anche per i professionisti diventa molto più facile”, ha commentato Crawford.

Anche Adam Preset di Gartner sostiene che stia diventando sempre più comune il fatto che le esperienze in ambito consumer influenzino gli strumenti aziendali. “Le offerte di tipo enterprise da parte di produttori storicamente concentrati su un’utenza consumer possono fungere da elemento disruptive per il mercato, diffondendosi più velocemente e potendo già contare su un’esperienza utente maturata nel corso di molti anni anche al di fuori dell’ambiente lavorativo”.

Nonostante questi indubbi vantaggi, il passaggio dal settore consumer a quello enterprise non è tutto rose e fiori. Google è da quasi un decennio vende servizi email e applicazioni di produttività alle aziende cambiando però molte volte i nomi di queste soluzioni, cosa che non suggerisce esattamente una percezione di stabilità. Oggi infatti, quella che un tempo era la suite Google Enterprise, è diventata Google for Work e, proprio negli scorsi giorni, è passata a G Suite.

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Durante tutto questo tempo, e nonostante i cambi di denominazione, Google si è comunque guadagnata una forte credibilità presso molti settori aziendali, ma nel caso della grande F, nonostante il programma pilota di Facebook at Work abbia interessato 300 aziende, potrebbe essere molto più lento e difficile il percorso per convincere i dirigenti IT ancora scettici e dubbiosi. “Alcuni CIO non vedono l’ora di provare le novità per primi, ma molti altri preferiscono di gran lunga aspettare e vedere come si evolve la cosa, lasciando ad altri il compito di fare da cavie”, continua Preset.

In altre parole, secondo il CIO di General Electric Jim Fowler già piuttosto dubbioso sull’efficacia di una simile soluzione, Facebook at Works deve affrontare un certo numero di sfide. “Io voglio una netta separazione tra ciò che è lavoro e ciò che non lo è. Il mio Facebook è qualcosa di assolutamente personale e le due parti non dovrebbero mai incrociarsi perché dovrebbero restare completamente separate”.

Non dimentichiamo poi un elemento sempre più fondamentale quando si parla di grandi nomi come Google e Facebook che passano da soluzioni consumer a prodotti di stampo enterprise: la sicurezza. “Se questi vendor non sono in grado di fornire una sicurezza adeguata, di assicurare la protezione dei dati aziendali creati dai loro dipendenti o di offrire termini e condizioni che favoriscano l’azienda, tutta questa mancanza di fiducia rende inevitabilmente i CIO molto sospettosi. È vero infatti che i CIO puntano a soluzioni semplici da usare (proprio come quelle consumer) per aumentare efficienza e produttività, ma è altrettanto vero che non vogliono condividere inavvertitamente con i service provider dati o meta-dati delle loro aziende”, ha aggiunto Crawford.

Facebook at Work inoltre potrebbe sfruttare la sua mancanza di esperienza in ambito enterprise grazie a un fattore di novità e freschezza nell’ambiente da non sottovalutare, ma ciò non toglie il fatto che Facebook sia a digiuno di tutte quelle sfide da affrontare che altri vendor storicamente rivolti a un’utenza aziendale hanno imparato a gestire già da molto tempo.

Secondo Preset infine “i CIO prendono decisioni basandosi sull’impatto che queste avranno sull’intera forza lavoro e oggi devono scegliere strumenti e applicazioni di produttività e collaborazione con molta attenzione. I CIO sono “travolti” dai bisogni più disparati dei settori aziendali che devono gestire e fanno sempre più fatica a mettere insieme soluzioni collaborative frammentate che non funzionano bene assieme. Se però i vendor di soluzioni enterprise riuscissero a collaborare tra loro attraverso partnership e integrazioni, si tratterebbe di una vittoria per entrambi”.