Il 22 giugno, Larry Ellison, presidente e chief technology officer di Oracle, ha annunciato i nuovi servizi cloud dell’azienda, di cui abbiamo estesamente parlato in questo articolo.

Abbiamo incontrato Luigi Scappin, direttore prevendita della piattaforma tecnologica e dello sviluppo del business per l’Italia di Oracle, per capire meglio cosa significhi in concreto questo annuncio e come cambieranno le strategie aziendali. Il quadro emerso è molto interessante e rispecchia la profonda trasformazione che sta subendo il mondo IT all’interno delle imprese.

Attraverso i nuovi servizi cloud, che uniscono Software as a Service (SaaS), Platform as a Service (PaaS) e Infrastructure as a Service (IaaS), Oracle offre un sistema modulare che può essere gestito con un taglio netto di costi e tempistiche di realizzazione, ideale soprattutto per la fase beta o di startup di un progetto. Quello che è emerso chiaramente è quanto questi strumenti siano pensati non solo per l’utilizzo da parte del settore IT e del CIO dell’azienda, ma anche e forse soprattutto dagli altri dipartimenti, a cominciare da quello marketing. Attraverso infrastrutture cloud modulari e blocchi di servizi che possono essere uniti e anche modificati con la massima libertà, senza codice e tramite punta clicca, è possibile creare in pochi mesi e con una spesa limitata dei progetti che altrimenti richiederebbero un impegno enormemente maggiore. Il sistema prevede inoltre una totale integrazione tra la parte cloud e quella on-premise, mantenendo anche una struttura ibrida in cui ogni elemento viene controllato tramite la stessa interfaccia operativa, con la massima facilità di migrazione e coesistenza.

Questa trasformazione nasce dall’esigenza sempre più diffusa da parte di vari dipartimenti delle aziende, in particolare quelli legati al marketing e alla comunicazione, di realizzare in tempi brevi dei progetti autonomi, senza doversi appoggiare al reparto IT. Non bisogna però pensare che la mossa di Oracle sia in qualche modo un tentativo di “scavalcare” CIO e IT, da sempre i suoi referenti principali: a questi viene lasciata l’opportunità di supervisionare quello che viene fatto e di mantenerne la governance, con anche la possibilità di riprendere facilmente il controllo completo dell’operazione nel momento in cui si decide di trasformarla da startup o beta a progetto aziendale a tutti gli effetti. Devono però essere i reparti IT a muoversi correttamente in quest’ottica, senza diventare un ostacolo alla realizzazione rapida dei progetti, per non rischiare davvero di esserne lasciati fuori.

Oracle ha anche sottolineato come questo nuovo modello rispecchi pienamente le regole della digital transformation: il business digitale ha infatti una curva di sviluppo molto diversa da quella del business classico, la Shark fin (pinna di squalo), così chiamata per la rapidità con cui sale e poi scende. In pratica, il concetto è che bisogna essere in grado di sfruttare l’occasione sul momento, non si possono aspettare i tempi canonici delle grandi aziende, quindi serve uno strumento estremamente dinamico e veloce. Inoltre, nel mondo digitale non bisogna temere il fallimento (a patto di saper imparare da esso) e nessun progetto può mai dirsi completo, il che si traduce nel concetto di realizzare il più velocemente possibile delle versioni beta, renderle disponibili e poi aggiustare il tiro, tutte cose che rientrano alla perfezione nel concetto di Oracle Cloud.

Quali scenari apre in concreto questa visione di Oracle? L’effetto immediato è che i vari dipartimenti delle aziende avranno la possibilità di avviare autonomamente nuovi progetti in modo rapido e con una spesa limitata, senza dover necessariamente passare dall’IT e senza grandi budget da approvare, due aspetti che inevitabilmente allungano i tempi di gestazione. A fronte di questi vantaggi, il rischio è che si arrivi a una forma di anarchia interna, in cui ogni settore sviluppa autonomamente nuove applicazioni senza alcun tipo di controllo centrale. Oracle ritiene però di avere la chiave per evitare che questo accada, proprio in virtù del forte rapporto che da sempre ha con CIO e IT: a questi infatti offre tutti gli strumenti per poter far rientrare i nuovi progetti all’interno del proprio controllo, sia per supervisionarli in fase di avvio, sia per migrarli e trasformarli qualora dovessero diventare business consolidati. L’importante è che il reparto IT sappia concedere ai vari dipartimenti la libertà e l’agilità necessarie per poter sfruttare questo strumento, senza essere di intralcio, mantenendone però la governance.

Il prossimo appuntamento è all’Oracle Open World 2015, dal 25 al 29 ottobre a San Francisco, per valutare i primi risultati della nuova strategia di Larry Ellison.

Attivo nel settore dell'editoria specialistica dal 1990, in particolare nel settore IT. È cofondatore della società di servizi editoriali, digitali e non, Gruppo Orange.
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