Spotify sta logorando il tuo disco SSD: ecco cosa fare

L’app di streaming musicale registra inutilmente centinaia di gigabyte su hard disk, una pratica che – nel caso di dischi a stato solido – ne accorcia la vita

Spotify: problemi per troppi dati scritti su disco ssd

Sul forum di supporto di Spotify, il popolare servizio di streaming musicale, sono apparsi alcuni post che segnalano un bug importante, che potrebbe avere conseguenze nefaste sulla vita media degli hard disk SSD.

Le versioni per Windows, Mac e Linux dell’applicazione registrano svariati gigabyte di dati spazzatura su hard disk, anche quando non si sta riproducendo alcun brano e l’applicazione viene solo eseguita in background. Da pochi gigabyte fino a qualche decina per ogni ora in cui il programma è in esecuzione.

I dischi SSD hanno innumerevoli pregi. Sono più veloci, robusti e affidabili dei vecchi hard disk magneto-meccanici, ma hanno anche un problema: il numero di volte che una cella di memoria può essere modificata, per esempio quando si registra, modifica, cancella un dato, è alto, ma limitato.

Anche se non utilizzato, Spotify scrive ogni ora svariati gigabyte di dati spazzatura su hark disk, accorciando la vita dei dischi SSD

La vita media un disco SSD recente è di parecchi anni in condizioni di normale utilizzo, un’attività di scrittura e riscrittura di dati come quella che sta effettuando l’app di Spotify potrebbe accorciarne la vita di mesi, o anche anni, nel caso di dischi SSD più datati. Si consideri che, sebbene scoperto di recente, questo problema si protrae da mesi, visto che affligge una versione in circolazione da giugno.

Gli utenti del forum sono riusciti a ricondurre l’attività a ripetute operazioni di compattazione di database (in particolare su file che contengono la stringa mercury.db).

Spotify ha ammesso il problema e dichiarato che prossima versione 1.0.42 disponibile a breve, correggerà questo bug. Vi consigliamo di passare a questa versione il più velocemente possibile e, nel frattempo, chiudere l’applicazione Spotify quando non la state effettivamente utilizzando.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia, ha passato gli ultimi 20 anni a raccontare lo sviluppo della tecnologia e di internet senza perdere la passione per questi argomenti. Scrivigli su andrea.grassi@cwi.it o seguilo sui social network con i pulsanti qui sotto.