Diversi utenti Mac stanno sperimentando grossi problemi nell’utilizzo dei servizi di cloud storage Dropbox e OneDrive di Microsoft. Tra i problemi riscontrati con OneDrive, segnaliamo la cancellazione dal disco locale di file che vengono spostati unicamente nel cloud (anche se le impostazioni prevedono la conservazione di una copia locale), e una certa difficoltà nel recuperarli attraverso la sincronizzazione successiva. In alcuni casi, il file viene sì copiato sul disco locale, ma in una cartella nascosta e non facilmente accessibile dall’utente invece della cartella in cui si trovava il file originale.

Alcuni di questi problemi non derivano in realtà da bug, ma da alcune scelte compiute da Microsoft per adeguarsi al nuovo funzionamento di macOS nella gestione dei file remoti. Già il 12 gennaio, con un post sul blog TechCommunity, Microsoft aveva comunicato di aver iniziato il rollout della nuova esperienza per la funzione di Files On-Demand, introdotta con il File Provider framework che Apple ha inserito in macOS e che sarà l’unica supportata in futuro.

In base a quanto si legge, a partire dall’aggiornamento a macOS Monterey 12.3 la funzionalità di Files On-Demand verrà attivata automaticamente per tutti gli utenti e non sarà possibile disabilitarla o ritardarne l’attivazione. La funzionalità richiede che il disco sia formattato con APFS. Per chi utilizza ancora il file system HFS+, OneDrive verrà disabilitato fino a che il disco non sarà convertito nell’Apple File System. Non sarà inoltre più possibile scegliere arbitrariamente una cartella che faccia da root della sincronizzazione, ma questa verrà creata nella posizione predefinita dal sistema, che è:

~/Library/CloudStorage/OneDrive-Personal
Se si è scelta una diversa posizione, verrà creato un symlink (un particolare tipo di alias) verso la cartella nella libreria. Questo purtroppo vale anche per chi sincronizza con OneDrive cartelle presenti su un hard disk esterno: sebbene i collegamenti continueranno a rimanere disponibili sul disco esterno, la copia principale dei file rimarrà nella libreria dell’utente, sul disco principale.

Considerando che spesso chi ricorre a un disco esterno lo fa perché non ha spazio disponibile sul disco di sistema, molti utenti si troveranno costretti ad aggiornare il disco del proprio Mac o, nei casi in cui questo è saldato alla scheda madre, acquistare un nuovo Mac o – più verosimilmente – rinunciare a OneDrive anche se hanno già pagato un abbonamento.

File spariti e collegamenti mancanti

Se già alcune di queste scelte stanno facendo parecchio arrabbiare gli utenti, che sono obbligati ad applicare aggiornamenti al sistema o al file system e ad adeguarsi a una dinamica di lavoro che non erano previsti nel momento della sottoscrizione dell’abbonamento, il disappunto cresce nel constatare che al momento i problemi sembrano essere ancora maggiori, già con l’attuale versione di macOS.

Alcuni utenti, a seguito di un aggiornamento automatico di OneDrive e del riavvio del Mac, si sono ritrovati la nuova modalità attivata di default, e quindi senza più una copia locale dei propri file. Per avere la disponibilità offline dei file è necessario selezionare ogni singola cartella e applicare individualmente l’opzione per la conservazione offline. E i documenti dovranno essere nuovamente scaricati dal cloud.

La versione di OneDrive che sta causando problemi ad alcuni utenti di macOS Monterey

La versione di OneDrive che sta causando problemi ad alcuni utenti di macOS Monterey

Facile immaginare il disagio per chi ha centinaia di cartelle sincronizzate in cloud, e magari ha bisogno di utilizzare urgentemente alcuni file e non ha una connessione internet veloce, magari perché lavora in mobilità con connessione dati.

Anche alcuni collegamenti nel Dock o nella colonna dei collegamenti preferiti nel Finder risultano mancanti o non funzionanti. È importante notare che questo sta avvenendo adesso, con l’attuale versione di macOS Monterey (12.1), mesi prima della distribuzione dell’aggiornamento a macOS 12.3.

Un altro comportamento anomalo è che se si cancellano file sincronizzati, questi non finiscono nel cestino del Mac. Il loro ripristino rimane possibile dall’interfaccia OneDrive, ma questo modifica un comportamento dell’interfaccia utente rimasto inalterato fin dal 1984, anno del lancio del primo Macintosh.

Dropbox segnala invece possibili problemi nell’accesso a file che sono archiviati solo online (quelli che anno una nuvoletta sovrapposta all’icona) da parte di applicazioni di terze parti, e invita a scaricare i file sul proprio Mac dal Finder.

Al momento, e fino ad aggiornamenti di cui non è ancora stata annunciata la disponibilità, il modo più sicuro per usare quei file è scaricarli in una posizione non sincronizzata con il cloud, perdendo però la possibilità di collaborare con altre persone su quel documento e di avere un backup sempre aggiornato.

Cosa dovrebbero fare gli amministratori IT

Visto il potenziale impatto sulla produttività dei dipendenti, che potrebbero ritrovarsi senza copia locale dei propri file e con la necessità di scaricarli manualmente dal cloud, chi gestisce i sistemi desktop nelle aziende dovrebbe procedere con molta cautela nell’applicare sia gli aggiornamenti dei software di sincronizzazione, sia quelli del sistema operativo.

Non risultano al momento problemi per gli utenti di Google Drive o del servizio Box.com (che ha già fatto la migrazione al File Provider Framework, apparentemente senza soffrire degli stessi problemi), ma è probabile che anche altri servizi o applicazioni open source (come OwnCloud o NextCloud) possano soffrire di comportamenti anomali dopo il rilascio di macOS 12.3.

Meglio tenere monitorate le pagine di supporto dei produttori, i change update dei prossimi aggiornamenti e i forum degli utenti (alcuni dei quali comprensibilmente molto attivi negli ultimi giorni), e rimandare gli aggiornamenti fino a quando la situazione non sarà risolta. Chi utilizza un servizio di Mobile Device Management potrebbe interpellare il fornitore per capire se sta compiendo dei passi per prepararsi a questi aggiornamenti.

Chi aderisce al programma di beta testing per macOS farebbe bene a evitare di installare la versione 12.3 su una macchina in cui la mancata disponibilità di file on-demand potrebbe essere un problema. (Ma nessuno installerebbe mai una beta su una macchina di lavoro, giusto? Giusto?)