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Per Panda sono i Pup a minacciare i nostri Pc

15 settembre 2014 – Prosegue a pieno ritmo la creazione di nuovi malware. Secondo il rapporto di Panda Security relativo al secondo trimestre 2014 sono stati circa 15 milioni i codici maligni sfornati al ritmo di 160 mila ogni giorno.

Se la leadership rimane ai trojan (58,2 per cento del totale) il rapporto rileva però la forte crescita dei Pup (Potentially unwanted programs). Sono i programmi che ci troviamo sul Pc quando installiamo un altro software. Una toolbar e altro che infestano i nostri Pc e sono veicolati da altri produttori che li inseriscono nei loro prodotti.   Leggi tutto

Tante novità nelle versione 2015 di Kaspersky

08 settembre 2014 – Kaspersky Lab ha lanciato la nuova linea prodotti per utenti privati: Kaspersky Anti-Virus 2015, Kaspersky Internet Security 2015 e Kaspersky Internet Security Multi-Device 2015.

Annunciando le nuove release Morten Lehn, Managing Director Kaspersky Lab Italia ha voluto sottolineare come il mercato in Italia risponda bene: “Qualche competitor mostra un po’ di stanchezza e noi vogliamo conquistare share. Il consumer è la nostra origine”, ha aggiunto, “ma l’enterprise rappresenta un’opportunità enorme; per esempio il settore bancario mostra molto interesse”. Leggi tutto

Sicurezza criptata per il mobile

29 maggio 2014 – Secondo un recente sondaggio di Sophos condotto su più di 725 professionisti del mondo IT, l’84% delle aziende consente l’accesso dai dispositivi forniti dall’azienda ai servizi cloud-based di file sharing come Dropbox, ma il 65% di chi ha risposto non fa ricorso alla cifratura dei dati tra il cloud e i dispositivi mobili.

Il nuovo annuncio di Sophos,  Sophos Mobile Control (SMC) 4.0, va proprio a salvaguardare le aziende dai rischi evidenziati da questa indagine. Si tratta infatti della prima soluzione di Enterprise Mobile Management (EMM) che include cifratura di singoli file, Leggi tutto

Kaspersky Lab in prima linea nella sicurezza enterprise

22 aprile 2014 – Durante il Cyber Security Summit Di San Francisco, Eugene Kaspersky (nella foto), Chairman e CEO di Kaspersky Lab ha illustrato i piani strategici della società relativamente alla sicurezza IT aziendale. Leggi tutto

Tecniche di evasione avanzata, un rischio sottovalutato

2 aprile 2014 – “Gli hacker conoscono già le tecniche di evasione avanzata e le utilizzano quotidianamente“, ha dichiarato Pat Calhoun, general manager network security di McAfee, divisione di Intel Security. “Quello che stiamo cercando di fare è educare le aziende in modo che possano sapere cosa cercare e comprendere cosa sia necessario per difendersi da queste minacce“.

Infatti un nuovo report di McAfee realizzando interviste a 800 CIO e responsabili sicurezza di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Australia, Brasile e Sud Africa, mette in evidenza le molteplici incomprensioni, interpretazioni errate e contromisure inefficaci messe in atto dagli esperti di sicurezza riguardo le tecniche di evasione avanzata (AET – Advanced Evasion Techniques) e il loro ruolo nelle minacce avanzate persistenti (APT – Advanced Persistent Threats).

Recenti violazioni dei dati di alto profilo hanno dimostrato come l’attività criminale adotti delle strategie per evitare di essere individuata per lunghi periodi di tempo. Gli intervistati hanno confermato quanto sopra e più di un professionista della sicurezza su cinque ammette che la sua rete è stata violata (22%). Quasi il 40% di quanti hanno subito violazioni è convinto che le AET abbiano giocato un ruolo fondamentale. Inoltre, coloro che hanno subito un’intrusione negli ultimi 12 mesi hanno sostenuto un costo per la loro organizzazione che supera, in media, il milione di dollari.

Inoltre quasi il 40% dei responsabili IT ritiene di non avere metodi per rilevare e monitorare le AET e circa due terzi sostiene che la sfida più grande quando si cerca di adottare una tecnologia contro le AET è proprio convincere i dirigenti che si tratta di una minaccia seria e reale.

I test sui firewall nascondono l’esistenza delle AET

Le tecniche di evasione avanzata sono un dato di fatto”, afferma il professor Andrew Blyth della University of South Wales, esperto in materia. “E’ scioccante che la maggior parte dei CIO e dei professionisti della sicurezza abbiano gravemente sottostimato le AET quantificandole in 329.246, quando in realtà il numero delle AET note supera di circa 2.500 volte quella cifra, oltrepassando gli 800 milioni”.

Benché le tecniche di evasione fossero note da lungo tempo, nel 2010 Stonesoft, società che è stata acquisita da McAfee nel maggio 2013, ha dimostrato concretamente come le combinazioni sfruttabili siano pressoché illimitate, siano implementabili attraverso tool automatici e nessun sistema attualmente in uso sia in grado di rilevare integralmente. A questo insieme di possibili combinazioni di tecniche di evasione è stato dato il nome di AET. Utilizzando le AET, un utente malintenzionato può dividere un exploit in pezzi, aggirare un firewall o un IPS, e una volta dentro la rete, riassemblare il codice per attivare il malware e perpetrare un attacco APT.

Le AET non rivelano vulnerabilità nuove o macchinazioni diaboliche di gruppi di oscuri hacker, ma rappresentano la versione aggiornata e contestualizzata alla nostra società digitale iperconnessa di un vecchio, illuminante e ignorato report del 1998”, spiega Marco Cremonini, Ricercatore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano. “Le possibilità di evasione del monitoraggio di rete non si limitano ai pochi casi discussi quindici anni fa o alle poche decine, o forse qualche centinaio, indagato negli anni successivi; esistono milioni di varianti possibili, siano esse 10, 100 o 1.000 milioni, che differenza fa? Sono sostanzialmente infinite le possibili combinazioni per evadere un sistema IDS/IPS”.

La ragione per cui queste tecniche sono sottostimate e non comprese appieno è che nei test a pagamento, i vendor hanno la possibilità di effettuare modifiche in tal senso. Di conseguenza, vengono corrette solo le tecniche specifiche che vengono individuate, ma non le altre tecniche che vengono rapidamente aggiornate e adattate dalle organizzazioni criminali.

Soluzioni certe per eliminare i rischi di intrusione non esistono, i prodotti e le tecnologie possono essere e sono continuamente migliorate, ma ci sono limiti strutturali che devono essere noti”, prosegue Cremonini. “Discutere delle AET rappresenta un passo avanti nella direzione di una maggior consapevolezza dei limiti intrinseci di alcune tecnologie e della difficoltà irriducibile di effettuare verifiche di affidabilità esaustive, un passo avanti quindi per una migliore analisi e gestione del rischio”.

Per le aziende costi elevati

All’interno delle organizzazioni che hanno subito una violazione alla rete negli ultimi dodici mesi, i manager intervistati hanno stimato il costo medio per l’azienda di poco sotto al milione di dollari.

Sono molti gli aspetti interessanti che le AET rivelano, non solo e non tanto dal punto di vista puramente tecnico, ma soprattutto sui criteri di valutazione delle tecnologie, sulle metodologie di gestione di reti IT complesse e sul gap ancora esistente tra un approccio di stampo puramente tecnico orientato alla rimozione delle vulnerabilità e una vera e propria analisi e gestione del rischio”, conclude Cremonini.

LB

Bancomat hackerati: prelievi attivati da un SMS

25 marzo 2014 – Gli ultimi sviluppi in questa direzione sono stat individuati da Symantec, che sta monitorando questo tipo di attacchi che sfruttano un malware definito “Ploutus” apparso per la prima volta in Messico.

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