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Quali sono le policy giuste per il BYOD?

14 aprile 2014 – Immaginate di lavorare per una grande azienda di servizi finanziari e di aver lasciato inavvertitamente il vostro smartphone sul sedile di un treno, ma di non essere veramente sicuri di averlo smarrito. Cerchereste ovunque: in casa, in macchina, nei ristoranti e nei bar. Sapete che le policy della vostra azienda vi obbligano a contattare il personale IT entro 24 ore dallo smarrimento del cellulare, in modo da effettuare la cancellazione di tutti i dati da remoto. Ma non volete farlo: verrebbero eliminati tutti gli appunti preziosi che avete annotato su un cliente, e magari anche alcune foto personali che avete dimenticato di archiviare. E poi non avete ancora cercato dappertutto…Ma se non si rispettano le 24 ore, sapete anche che la società è pronta a licenziarvi. Trama da romanzo? Non tanto. Leggi tutto

Sicurezza aziendale: un nuovo modello per l’era dell’IoT

09 aprile 2014 – “Combatteremo sulle spiagge. Combatteremo sulle piste di atterraggio, Combatteremo nei campi e nelle strade. Combatteremo sulle colline. Non ci arrenderemo mai”: è quanto disse Winston Churchill, nel famoso discorso del giugno 1940, davanti agli attacchi nazisti all’Inghilterra. Il Primo Ministro inglese voleva raggiungere la vittoria in qualsiasi modo, anche se la strada avrebbe potuto essere lunga e difficile. Una filosofia che va applicata anche oggi nello scenario della sicurezza aziendale, secondo il punto di vista di Bud Mathaisel, che è stato CIO di aziende come Disney, Ford, Solectron e Achievo ed è attualmente consulente IT, e Terry Retter, che ha diretto per 14 anni il Center for Technology and Innovation di PwC e si occupa oggi di formazione aziendale sull’uso efficace di Internet e del social media marketing. Leggi tutto

Tecniche di evasione avanzata, un rischio sottovalutato

2 aprile 2014 – “Gli hacker conoscono già le tecniche di evasione avanzata e le utilizzano quotidianamente“, ha dichiarato Pat Calhoun, general manager network security di McAfee, divisione di Intel Security. “Quello che stiamo cercando di fare è educare le aziende in modo che possano sapere cosa cercare e comprendere cosa sia necessario per difendersi da queste minacce“.

Infatti un nuovo report di McAfee realizzando interviste a 800 CIO e responsabili sicurezza di Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Australia, Brasile e Sud Africa, mette in evidenza le molteplici incomprensioni, interpretazioni errate e contromisure inefficaci messe in atto dagli esperti di sicurezza riguardo le tecniche di evasione avanzata (AET – Advanced Evasion Techniques) e il loro ruolo nelle minacce avanzate persistenti (APT – Advanced Persistent Threats).

Recenti violazioni dei dati di alto profilo hanno dimostrato come l’attività criminale adotti delle strategie per evitare di essere individuata per lunghi periodi di tempo. Gli intervistati hanno confermato quanto sopra e più di un professionista della sicurezza su cinque ammette che la sua rete è stata violata (22%). Quasi il 40% di quanti hanno subito violazioni è convinto che le AET abbiano giocato un ruolo fondamentale. Inoltre, coloro che hanno subito un’intrusione negli ultimi 12 mesi hanno sostenuto un costo per la loro organizzazione che supera, in media, il milione di dollari.

Inoltre quasi il 40% dei responsabili IT ritiene di non avere metodi per rilevare e monitorare le AET e circa due terzi sostiene che la sfida più grande quando si cerca di adottare una tecnologia contro le AET è proprio convincere i dirigenti che si tratta di una minaccia seria e reale.

I test sui firewall nascondono l’esistenza delle AET

Le tecniche di evasione avanzata sono un dato di fatto”, afferma il professor Andrew Blyth della University of South Wales, esperto in materia. “E’ scioccante che la maggior parte dei CIO e dei professionisti della sicurezza abbiano gravemente sottostimato le AET quantificandole in 329.246, quando in realtà il numero delle AET note supera di circa 2.500 volte quella cifra, oltrepassando gli 800 milioni”.

Benché le tecniche di evasione fossero note da lungo tempo, nel 2010 Stonesoft, società che è stata acquisita da McAfee nel maggio 2013, ha dimostrato concretamente come le combinazioni sfruttabili siano pressoché illimitate, siano implementabili attraverso tool automatici e nessun sistema attualmente in uso sia in grado di rilevare integralmente. A questo insieme di possibili combinazioni di tecniche di evasione è stato dato il nome di AET. Utilizzando le AET, un utente malintenzionato può dividere un exploit in pezzi, aggirare un firewall o un IPS, e una volta dentro la rete, riassemblare il codice per attivare il malware e perpetrare un attacco APT.

Le AET non rivelano vulnerabilità nuove o macchinazioni diaboliche di gruppi di oscuri hacker, ma rappresentano la versione aggiornata e contestualizzata alla nostra società digitale iperconnessa di un vecchio, illuminante e ignorato report del 1998”, spiega Marco Cremonini, Ricercatore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Milano. “Le possibilità di evasione del monitoraggio di rete non si limitano ai pochi casi discussi quindici anni fa o alle poche decine, o forse qualche centinaio, indagato negli anni successivi; esistono milioni di varianti possibili, siano esse 10, 100 o 1.000 milioni, che differenza fa? Sono sostanzialmente infinite le possibili combinazioni per evadere un sistema IDS/IPS”.

La ragione per cui queste tecniche sono sottostimate e non comprese appieno è che nei test a pagamento, i vendor hanno la possibilità di effettuare modifiche in tal senso. Di conseguenza, vengono corrette solo le tecniche specifiche che vengono individuate, ma non le altre tecniche che vengono rapidamente aggiornate e adattate dalle organizzazioni criminali.

Soluzioni certe per eliminare i rischi di intrusione non esistono, i prodotti e le tecnologie possono essere e sono continuamente migliorate, ma ci sono limiti strutturali che devono essere noti”, prosegue Cremonini. “Discutere delle AET rappresenta un passo avanti nella direzione di una maggior consapevolezza dei limiti intrinseci di alcune tecnologie e della difficoltà irriducibile di effettuare verifiche di affidabilità esaustive, un passo avanti quindi per una migliore analisi e gestione del rischio”.

Per le aziende costi elevati

All’interno delle organizzazioni che hanno subito una violazione alla rete negli ultimi dodici mesi, i manager intervistati hanno stimato il costo medio per l’azienda di poco sotto al milione di dollari.

Sono molti gli aspetti interessanti che le AET rivelano, non solo e non tanto dal punto di vista puramente tecnico, ma soprattutto sui criteri di valutazione delle tecnologie, sulle metodologie di gestione di reti IT complesse e sul gap ancora esistente tra un approccio di stampo puramente tecnico orientato alla rimozione delle vulnerabilità e una vera e propria analisi e gestione del rischio”, conclude Cremonini.

LB

IDC: il mercato cloud arriverà a 107mld entro il 2017

20 marzo 2014- IDC ha stimato che l’industria del cloud computing ha generato, nel 2013, un volume d’affari di 47,4 miliardi di dollari. Una cifra che, secondo le previsioni della società di ricerca, è destinata a crescere fino a 107 miliardi dollari nei prossimi tre anni. “Il tasso di crescita composto annuale del cloud, pari al 23,5 per cento, è cinque volte più veloce di quello del più ampio mercato della tecnologia”, ha sottolineato Rick Villars, Vice President of data center and cloud di IDC, durante la Directions Conference che si è svolta ieri a Boston. Leggi tutto

CIOnet Award 2014 premia l’innovazione

20 marzo 2014 – Pierluigi De Marinis, CIO di Anas, Marco Moretti, CIO di GDF Suez e Donatella Paschina, CIO di una società operante nel Fashion, sono i tre responsabili IT cui è stato assegnato il CIOnet Italia Award 2014, premio assegnato da CIOnet Italia, rispettivamente nelle categorie Technology Driven, Client Driven e Strategy Driven. Il premio, giunto alla sue terza edizione intende dare un riconoscimento a Cio italiani che hanno condotto progetti di valore con un forte impatto sulla competitività e sull’innovazione delle proprie organizzazioni. Leggi tutto

Nuove competenze Capgemini in area digital

12 marzo 2014 – Capgemini, fornitore mondiale di servizi di consulenza, tecnologia e outsourcing, ha lanciato la Digital Customer Experience (DCX), un’offerta integrata di sviluppo e implementazione delle strategie di engagement digitali, piattaforme e soluzioni. Con DCX la società intende supportare le aziende nel trasformare radicalmente il modo di fare business e nell’interazione con i propri utenti finali. La nuova service line sarà supportata da un nuovo e dedicato Centro di Eccellenza in India, insieme a una campagna di recruitment globale. Leggi tutto

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