branding-top-bannerMolte analisi convergono sul fatto che il 2016 sarà l’anno di svolta, quello in cui si diffonderà senza freni un nuovo modo di consumare, creare, vendere e distribuire beni e servizi.

Il cambiamento in atto, frutto di investimenti che secondo IDC arriveranno a 2.100 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, è la conseguenza dell’applicazione massiccia delle tecnologie della cosiddetta “terza piattaforma”, ovvero cloud, big data, analytics, mobility e social. Queste rappresentano le fondamenta abilitanti per quella trasformazione digitale a lungo pronosticata e solo adesso pronta a compiersi, ma da sole non sono sufficienti.

Di questo ha parlato Sergio Patano, Research & Consulting Manager di IDC Italia, all’evento Digitalisation Now, organizzato insieme a Cisco. I vantaggi del nuovo approccio sono chiari, sia dal punto di vista dei clienti, sia da quello del business. Comprendono velocità, agilità e scalabilità a un livello impensabile per le logiche di produzione e distribuzione tradizionali. Questo significa che il gap tra chi si adegua e chi resterà indietro sarà sempre più difficile da colmare, indipendentemente dal settore in cui si opera.

Il rovescio della medaglia è che per cavalcare l’onda non basta la tecnologia, né si può risolvere la questione con investimenti che aggiungano semplicemente strumenti e risorse, senza toccare lo status quo e i modelli di business consolidati.

Per cavalcare l’onda non basta investire in tecnologia, strumenti e risorse. Bisogna trasformare lo status quo e i modelli di business consolidati

Questo non vuol dire che ogni azienda debba trasformarsi in una Uber o AirBnB dalla sera alla mattina, perdendo di vista decenni di competenze acquisite nella propria attività produttiva. È altrettanto vero però che un cambiamento di paradigma, ancorché perseguito con equilibrio, è imprescindibile per chiunque voglia competere.

Secondo Patano, i principali ostacoli al processo di trasformazione vanno ricercati nella stratificazione di soluzioni tecnologiche, che hanno portato i processi aziendali ad accumulare nel tempo complessità del tutto opposte alla leggerezza che della nuova era è il fondamento. Anche dal punto di vista culturale, specie nelle imprese italiane, così legate alla tradizione, ci sono parecchi sedimenti da rimuovere.

Perché senza mutazione culturale e abbandono progressivo ma profondo delle prassi consolidate, non avviene quel processo di lievitazione delle idee, accelerazione del time-to-market e ibridizzazione dei modelli di business che caratterizza il nuovo corso.

Secondo Alberto Degradi, Senior Manager & Infrastructure Leader di Cisco Italia, questo mutamento culturale deve investire anche e soprattutto il ruolo del CIO. Perché se la tecnologia diventa elemento abilitante, il coinvolgimento dell’IT nelle decisioni che riguardano cambiamenti strategici e la struttura stessa della linea di business, diventa indispensabile.

Del resto, la digital transformation è un processo che non può che riguardare fin dall’inizio l’intero top management, e che prevede anche un appiattimento dei ruoli in azienda. Un percorso lungo il quale le gerarchie vanno in parte sacrificate sull’altare dell’agilità e del coinvolgimento del maggior numero possibile di soggetti, anche esterni al classico perimetro aziendale, purché proiettati verso obiettivi comuni.

Il ruolo della tecnologia è di rendere tutto questo possibile e perfino semplice, ma il meccanismo è destinato a incepparsi se manca la volontà di andare fino in fondo.

IoT, Cognitive Computing, stampa 3D e robotica sono catalizzatori del rinnovamento

Si tratta non solo di sfruttare l’infrastruttura costituita dagli strumenti della terza piattaforma, ma anche di abbracciare sempre di più l’innovazione forte portata da IoT, cognitive computing, 3D printing e robotica. Sono tecnologie che possono svolgere il ruolo di veri e propri catalizzatori del rinnovamento di qualsiasi realtà produttiva, conducendo spesso a efficientamenti di grande portata, a patto che vi sia a monte un’idea chiara e condivisa.

Per ulteriori informazioni: Cisco.com
CWI.it
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