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La promessa di abbattere i costi hardware ha favorito il successo di queste offerte ma un'attenta analisi e pianificazione è comunque necessaria
Il successo della virtualizzazione si deve all'immediatezza del suo messaggio: ottenere i risultati di performance di diversi server da un solo server 'fisico', e risparmiare così sull'acquisto e sulla gestione dell'hardware.
Nonostante il fascino di questo messaggio tuttavia occorre fare molta attenzione nella pianificazione dei progetti di virtualizzazione. Lo scenario da evitare è il seguente: una bellissima nuova infrastruttura virtuale, sulla quale però le vostre applicazioni hanno performance peggiori di prima.
Come sempre, la fretta e l'ignoranza, nel senso di scarsezza di informazioni, sono le peggiori consigliere, per cui ecco cinque suggerimenti per evitare che il rimedio sia peggio del problema.
1) L'hardware è comunque importante
Secondo l'opinione comune, il principale obiettivo dei progetti di virtualizzazione è snellire il parco hardware. Ma questo non significa che l'hardware non sia un componente estremamente importante di questa strategia.
Computacenter, con base a Londra, è uno dei maggiori specialisti europei di data center, e nel 2007 ha iniziato a migrare gli oltre 700 server del sistema informativo interno su VMware. “Abbiamo avuto pochi problemi di performance, anche con applicazioni molto esigenti, sia in termini di I/O che di elaborazione”, spiega l'IS operation manager Ian Scanlon.
“Tutte le macchine virtuali girano su blade server HP di fascia media o alta, ciascuna con 48 GB di RAM e abbondanza di SAN: senza questa dotazione, il data warehouse, le applicazioni basate su SQL Server e altre soluzioni molto esigenti non riuscirebbero a fornire le prestazioni di cui le business unit hanno bisogno”.
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