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Immagine: Bankitalia

Colpo di scena: SIA-SSB non si vende. Bankitalia: è troppo strategica

Atos Origin e Bridgepoint a bocca asciutta. La Banca d'Italia ha infatti sospeso la cessione della società milanese di servizi e soluzioni per le carte di pagamento

Giovedì 5 Novembre 2009

(m.t.) Ennesimo colpo di scena nell'epopea della cessione di SIA-SSB. A scriverlo è stata la Banca d'Italia che, secondo quanto riportato oggi da alcuni quotidiani economici, ha detto stop al procedimento di cessione della società milanese di servizi e soluzioni per le carte e i sistemi di pagamento.

Bankitalia avrebbe motivato la decisione di sospendere la vendita del 100% di SIA-SSB a uno dei due acquirenti giunti alla fase finale della gara d'acquisto - la francese Atos Origin e il fondo pan-europeo Bridgepoint Capital – evidenziando la strategicità che la società italiana riveste per i suoi attuali azionisti, vale a dire i principali istituti di credito italiani: IntesaSanpaolo, Unicredit, Montepaschi e BNL.

Insomma, Bankitalia ha di fatto impedito che SIA-SSB finisse in mani straniere, mandando a monte un processo avviato più di un anno fa.

Ricordiamo che dopo l'apertura delle buste con le offerte da parte di Atos Origin e Bridgepoint avvenuta il 25 settembre scorso, le due società avevano iniziato un braccio di ferro fatto di nuovi rilanci.

Alla presentazione delle offerte in busta chiusa, il fondo Bridgepoint avrebbe infatti avuto la meglio su Atos Origin, ma la società francese avrebbe nei giorni seguenti presentato un'offerta migliorativa, che prevedeva tuttavia un ridimensionamento di SIA-SSB in Italia. A questo punto sarebbe intervenuta direttamente la Banca d'Italia, che avrebbe dettato una serie di condizioni per la vendita (legate al contratto commerciale in esclusiva con le banche italiane) che poi sono sfociate nell'odierna decisione di sospendere la cessione.

Il 13 ottobre del 2008 l'advisor Citigroup aveva comunicato di aver ricevuto ben quindici offerte non vincolanti per l'acquisto della società milanese. La valutazione iniziale era stata fissata tra 600 e 700 milioni, poi via via ribassati fino a quasi la metà. Tra le offerte iniziali anche quella di alcune realtà italiane, tra cui Telecom Italia, e la speranza probabilmente di Bankitalia di vedere SIA-SSB non valicare i confini.

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