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"In autunno la fase acuta della crisi, con i primi spiragli di ripresa solo all'inizio del 2010". Il mercato informatico nel nostro Paese è tornato quasi ai livelli del 2006
“La situazione è molto variegata, e dipende sia dai propri mercati verticali di riferimento, sia dalla dimensione aziendale”, sottolinea Assintel.
Se i grandi player sono riusciti in parte a riorganizzarsi attraverso una razionalizzazione delle risorse e un processo di consolidamento, per le piccole aziende i problemi sono ben più gravi e diversificati: sul fronte delle banche e del credito, della mancanza di rendite di posizione, delle tariffe professionali sottocosto e senza alcuna marginalità.
“A prescindere dalla misure di controllo del proprio cash-flow, che tutti gli operatori hanno già preso”, spiega Alfredo Gatti, managing partner di Nextvalue, “ciascuno dovrà impegnarsi per impostare una precisa linea difensiva, secondo lo stadio di sviluppo raggiunto. Per alcuni significherà difendere le proprie rendite di posizione, per altri avviare percorsi di revisione di processi e di organizzazione. Tutti, comunque, pronti a riprendere il percorso interrotto: non fare nulla è la cosa più pericolosa. L’auspicio è che vengano introdotte misure che consentano all’industry IT italiana di fare finalmente sistema”.
“Risulta allora fondamentale il supporto del sistema associativo”, conclude Giorgio Rapari, presidente di Assintel, “che può intervenire con progettualità mirate per sostenere il mercato, a livello dei Confidi per un accesso al credito facilitato, a livello di network per creare sinergie e opportunità, e infine sul piano della lobbying per porre al centro dell’agenda politica il sostegno dell’innovazione, finora celebrata a parole ma esclusa persino dall’ultimo decreto anti-crisi”.
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