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L'aumento dei costi energetici sta spingendo università e laboratori a studiare soluzioni innovative per il raffreddamento delle macchine stipate nelle cosiddette 'glass house'
Con l’aumento dei costi energetici dei data center, il raffreddamento del sempre maggiore numero di computer stipato nelle cosiddette 'glass house' è diventato uno dei problemi più... scottanti per le aziende di tutto il mondo.
Non è un caso che da tempo molte università e laboratori di ricerca stiano studiando soluzioni innovative per consentire un taglio dei costi legati al raffreddamento dei rack di server presenti nei data center.
Il mese scorso, per esempio, la Syracuse University ha avviato un'importante collaborazione con IBM per creare uno dei più efficienti data center al mondo, mentre il Georgia Institute of Technology di Atlanta ha annunciato qualche settimana fa di aver realizzato un’ampia struttura di test dove i ricercatori possono mettere alla prova i nuovi progetti di raffreddamento e misurarne l’impatto sull’efficienza energetica. Sempre settimana scorsa, l'Istituto Federale Svizzero per la Tecnologia di Zurigo e ancora IBM hanno annunciato il progetto per la costruzione di un sistema ad altissime prestazioni raffreddato ad acqua che, primo nel suo genere, riutilizzerà il calore in eccesso per il riscaldamento dei palazzi dell’università.
I ricercatori del Georgia Institute of Technology mirano ad analizzare il consumo di energia “su tutta la linea, dal chip alla struttura del data center”, spiega Yogendra Joshi, un professore di ingegneria meccanica presso l’università americana.
“Stiamo affrontando le inefficienze a tutti i livelli”, sottolinea Joshi. “Alcuni ricercatori stanno puntando al raffreddamento a livello di chip, alcuni a livello di cabinet, altri ancora a livello di struttura.
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