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Nonostante la massa critica di imprese e occupati nel settore, i margini di profitto sono piuttosto bassi e il saldo import/export è fortemente negativo
Se si calcola il numero di imprese che vi operano (97mila), l'industria IT italiana appare la seconda più importante in Europa, dopo la Gran Bretagna. E' la terza (dopo UK e Germania) per numero di addetti (390 mila). Se però si vanno a guardare altri indici economici, come le dimensioni di tali imprese, i margini di profitto e il saldo della bilancia commerciale, il nostro Paese appare uno dei meno 'sviluppati' e competitivi. Infatti il 94% delle imprese IT è di piccole dimensioni (meno di 50 addetti), ha margini operativi ridotti e il saldo dell'import/export è negativo per 5,1 miliardi di euro, e in costante calo dal 2005.
E' quanto emerge dallo studio condotto da Assinform e Camera di Commercio di Milano sull'industria IT italiana a confronto sia con altri settori del 'made in Italy' sia con quelle analoghe europee.
Con un valore aggiunto pari al 2,8% dell'intero PIL del settore industria e servizi nazionale, l'industria IT italiana ha un peso maggiore rispetto a settori come l’auto, la chimica, l’industria del legno e dei mobili, degli elettrodomestici, il tessile e la moda, l’editoria e il trasporto aereo. Ma in un settore così esposto alla globalizzazione e sottoposto alla pressione costante del rapido cambiamento tecnologico, le dimensioni ridotte costituiscono un limite allo sviluppo, come conferma il basso margine operativo lordo, che comporta una capacità ridotta da parte delle imprese IT italiane a investire in innovazione e internazionalizzazione.
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