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Una ricerca tra i decisori IT evidenzia i timori per i furti di dati legati a licenziamenti e riorganizzazioni aziendali
La situazione economica sempre più in peggioramento potrebbe trasformare alcuni dipendenti in ladri di dati. E' questa una delle principali preoccupazioni tra i decision maker IT, molti dei quali sostengono che i dipendenti licenziati rappresentino la principale minaccia alla sicurezza creata dalla crisi attuale. Il dato è contenuto nello studio Unsecured Economies Report sponsorizzato da McAfee e condotto su 1.000 decisori IT a livello mondiale, scoprendo che il 42% di chi ha risposto percepisce i dipendenti licenziati come la più grossa minaccia alla sicurezza IT causata dalla recessione. Più, quindi, degli intrusi esterni. Il 36% ha invece dichiarato di essere preoccupato di problemi alla sicurezza causati dai dipendenti sottoposti a stress finanziario.
L'idea è che nei tempi duri il tasso di criminalità cresca e con migliaia di lavoratori che ogni settimana sono in via di licenziamento potrebbe quindi esserci un incentivo per i dipendenti messi alla porta di portarsi via con sé la proprietà intellettuale. Questo al fine di aumentare le proprie possibilità di venire assunti da concorrenti, oppure per usarli con una propria start-up o anche venderli. "La crisi economica sta fornendo una motivazione aggiuntiva a chi vorrebbe fare dei danni", spiega Seth Bromberger, information security manager della società PG&E (Pacific Gas & Electric) di San Francisco. "Attualmente è nel radar di parecchie persone". Secondo Bromberger, le società che hanno un processo di uscita regolare dei dipendenti hanno in genere meno ragioni di cui preoccuparsi circa i lavoratori licenziati. Ma con una situazione economica che preme, le motivazioni dei singoli possono anche mutare. I licenziamenti possono di fatto minare la lealtà di un dipendente visto che si può certamente guadagnare vendendo ogni tipo di dato aziendale.
Un esempio. La scorsa estate negli Stati Uniti è stato arrestato dall'FBI un analista finanziario di un broker con l'accusa di aver venduto per circa 2,5 centesimi a record i fogli Excel contenenti informazioni sui clienti. Su un periodo di due anni l'accusato potrebbe aver incassato dallo scam 70.000 dollari, afferma l'FBI. Il suo stipendio annuale era invece di 65.000 dollari. In base ai documenti presentati in tribunale la società di brokering aveva un software di sicurezza che disabilitatva l'uso dei drive USB sui suoi pc. Ma l'analista aveva trovato un pc privo di software ed era stato in grado di scaricare circa 20.000 record alla settimana sulla sua unità personale, inviati poi a un acquirente.
I drive USB sono una delle fonti più sottostimate di fuga di dati, sostiene il CEO di McAfee, Dave DeWalt. "Per 100 dollari si può comprare un drive da 100GB. 100GB possono rappresentare l'intera base clienti di una grande azienda". Un rallentamento economico può però creare anche altri problemi alla sicurezza informatica. Mentre le aziende hanno problemi e vengono acquistate, tali situazioni possono portare a un chaos nel management nell'ambito dei gruppi IT. I lavoratori non sono ad esempio certi su come riportare le preoccupazioni della sicurezza, o a chi, mentre i controlli esistenti possono non essere monitorati con i ruoli che vengono scambiati e i posti di lavoro persi. Inoltre, i lavoratori possono non voler segnalare le problematiche di sicurezza per paura di compromettere il lavoro di un collega o attirare su di sé dell'attenzione non desiderata.
Ignorare i problemi legati alla sicurezza può essere però costoso. Una breccia media alla sicurezza porta a una perdita di 4,6 milioni di dollari in proprietà intellettuale e costi per circa 600.000 dollari per tornare alla normalità, afferma DeWalt.
da IDG News Service ®
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