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Il sistema di puntamento ha fatto il suo esordio pubblico nel 1968. Da allora ha vissuto diverse evoluzioni tecnologiche e il suo tramonto potrebbe essere ancora lontano. Ecco perché
Il mouse ha compiuto in questi giorni 40 anni. Creato in forma prototipale nel 1963 dal ricercatore Douglas Englebart presso il californiano Stanford Research Institute, il sistema di puntamento per computer fece però il suo esordio in pubblico, già con il suo nome definitivo, solo cinque anni più tardi in occasione di una dimostrazione. In pratica si trattava originariamente di uno scatolotto di legno con pulsanti e rotelline, collegate a dei potenziometri, per scorrere e captare i movimenti sulla superficie. Il mouse (nome adottato fin dalle origini) rimase comunque per diverso tempo uno strumento ancora sconosciuto ai più, o comunque di nicchia, dovendo poi alla enorme diffusione dei personal computer e in particolar modo ai sistemi con interfaccia grafica a icone la sua definitiva consacrazione.
Negli anni abbiamo assistito a diverse evoluzioni del mouse (Guarda la gallery: i 40 anni del mouse), sia in termini estetici che di funzioni offerte, anche se il concept di base è poi rimasto lo stesso degli esordi. Ad esempio è stata introdotta la rotellina centrale per far scorrere pagine e documenti, a seconda dei casi sono stati aggiunti o tolti pulsanti, è stata modificata la forma a fini ergonomici, sono cambiate le interfacce di connessione (seriale, PS/2, USB, wireless...), e si è evoluta la tecnologia utilizzata per tracciarne il movimento sulla superficie e riprodurlo sullo schermo attraverso il movimento del puntatore. In tal senso, se per decenni lo scorrimento della pallina di gomma è stata al centro del suo funzionamento, ormai si sono fatti strada i mouse basati su tecnologie a lettura ottica (LED e laser), che eliminano i problemi meccanici legati anche alla raccolta dello sporco. Nel mentre qualche purista sostiene che in realtà del mouse se ne faccia un uso esagerato, quando certe funzionalità sono comunque eseguibili più rapidamente tramite le scorciatoie da tastiera (spesso ai comandi contenuti nei menu sono infatti associate delle combinazioni di tasti). D'altro canto le interfacce a icone e i software grafici non possono però certamente farne a meno.
Tornando all'anniversario che si celebra in questi giorni, c'è chi prevede l'uscita di scena futura del mouse a favore di touchscreen e sistemi di riconoscimento vocale. In realtà anche in questo caso si tratta di previsioni sulle quali vanno fatti dei distinguo. Certamente i touchscreen sono uno degli argomenti del momento. Gli smartphone di nuova generazione stanno seguendo questa strada mentre il recente utilizzo di pannelli touch di grandi dimensioni, da parte dei principali network televisivi americani in occasione delle ultime presidenziali, hanno dimostrato le potenzialità e la versatilità di questo approccio anche su un altro livello di interazione. Per non parlare dei sistemi che troviamo ad esempio in ristoranti o negozi che sfruttano la tecnologia per l'immissione e la scelta di opzioni predefinite e statiche. Non è detto però che l'introduzione di personal computer con schermo touchscreen finirà per portare al tramonto del mouse. Se non per ragioni prettamente applicative, saranno infatti da prendere in considerazione altre variabili in gioco come ad esempio quelle legate all'ergonomia e alla comodità di utilizzo.
Pensiamo allo stesso mouse. Spesso il suo utilizzo viene affiancato ad alcune sindromi in quanto causa (come per quella del tunnel carpale) o mezzo (mai sentito della cosiddetta Sindrome della rabbia da mouse? Quando si clicca freneticamente sui siti che non offrono un utilizzo soddisfacente, ad esempio in termini di velocità). Non è quindi escluso (ma non siamo medici e quindi lasciamo il giudizio definitivo a chi se ne intende di più) che un uso prolungato dello schermo touch per avviare le funzionalità e spostare gli oggetti visualizzati, con il sollevamento e movimento continuo della braccia, non possa portare problemi. A meno di non lavorare direttamente su una superficie piana che faccia anche da appoggio, cambiando quindi i form factor degli attuali pc e monitor e introducendo periferiche studiate ad hoc. Un esempio in tal senso può essere rappresentato dalle tavolette grafiche di fascia alta usate dai disegnatori professionisti. Fronte riconoscimento vocale pensiamo invece a un ufficio dove le varie persone impartiscono ordini vocali al proprio computer. Un bel problema, se non altro per ragioni acustiche. Insomma, il mouse potrebbe rimanere ancora a lungo sulle nostre scrivanie, chiaramente supportato e affiancato dalle nuove tecnologie. Comprese quelle ancora in sviluppo basate sulle onde cerebrali. Che ne pensate?
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Photogallery: i 40 anni del mouse
40 anni di mouse, un salto indietro nel passato (PC World Italia)
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