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ICT, quella difficoltà a innovare delle PMI italiane

Nelle piccole e medie imprese italiane l'innovazione non è la priorità. Le anticipazioni del nuovo Rapporto sull'adozione dell'ICT in Italia della School of Management del Politecnico di Milano

Domenica 14 Settembre 2008

Difficilmente può sussistere un utilizzo strategico e innovativo dell'ICT nelle aziende italiane se non esistono adeguate condizioni imprenditoriali, organizzative e gestionali. E così, sempre più piccole e grandi imprese nel nostro Paese si trovano di fronte a un bivio: innovare o essere destinate alla deriva. Purtroppo, secondo le anticipazioni del nuovo Rapporto annuale sull’adozione dell'ICT in Italia da parte delle imprese e della PA, realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano e che sarà presentato in esclusiva durante il convegno di apertura di Smau 2008 il 15 ottobre, “l’innovazione tecnologica non è quasi mai la parola d’ordine in una piccola o media impresa (PMI), oppure non sempre le buone intenzioni sono seguite dai fatti, come nel caso delle imprese di grandi dimensioni”.

Osservando i dati contenuti nel rapporto, si scopre infatti che nelle PMI appena il 16% delle imprese ha attivato infrastrutture ICT evolute. Ancora il 29% utilizza infrastrutture embrionali, mentre il 55% si trova in una fase di transizione, con sistemi aggiornati ma ancora non completi o coerenti.

Il Politecnico scende ancor più nel dettaglio e scopre che analizzando il livello di maturità ICT (evoluzione delle imprese in termini sia di evoluzione sia di patrimonio applicativo) emerge che solo il 12% delle imprese è lungimirante (è solitamente presente una Direzione IT e la spesa IT è elevata), il 21% è impostata (ottima maturità applicativa, ma con necessità di interventi di razionalizzazione o di sviluppo adeguato del portafoglio applicativo), il 25% è statica (buona maturità applicativa ma infrastrutture elementari) e ben il 42% è immatura (il supporto informatico è limitato alle attività veramente essenziali laddove non del tutto assente).

Per quanto riguarda le PMI, quindi, l’ago della bilancia è puntato sulla 'transizione', che non esclude però uno scenario di stagnazione nell’attività e nella produttività del sistema Italia. In questo quadro generale se il Veneto occupa il gradino più alto in termini di investimento in ICT (1.100 milioni di euro nelle imprese fino a 500 addetti) e il Nord-Ovest spende in tecnologie circa 950 euro per addetto contro una media italiana di 800 euro, la media europea è di almeno il doppio.

Attualmente i settori più attivi nell’innovazione tecnologica sono, guarda caso, quelli in cui l’infrastruttura ICT gioca un ruolo determinante: telecomunicazioni, media, informatica, servizi bancari e assicurativi. Fanno da contraltare la sanità, l’istruzione, gli enti locali, il turismo, gli alberghi, i ristoranti e le costruzioni.

“Certamente – commenta Pierantonio Macola, amministratore delegato di Smau - nelle imprese con oltre 250 addetti l’allineamento delle IT al business è molto più avanzato. A differenza delle PMI, dove è un’eccezione trovare imprenditori illuminati che vedono le ICT come strumento e non come spesa”. E in tale contesto le ICT sono ormai sempre più attività di supporto e sempre meno attività chiave.

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