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Alla scoperta di Android

In più puntate un'occhiata alla piattaforma che Google sta proponendo per entrare nel mondo della telefonia mobile. Partendo dallo scenario attuale.

Venerdì 6 Giugno 2008
di Alberto Noseda, Fabio Bertone, Paolo Perego, Michele Milesi

Google, ormai il punto di accesso per eccellenza a tutto il sapere della rete, entra nello scenario della telefonia mobile con Android. Lo fa nel momento più interessante, quando è evidente la convergenza tra computer sempre più compatti e connessi alla rete e tra cellulari sempre più ricchi di funzionalità (iPhone, Blackberry, cellulari integrati con GPS). Lo scenario non è interessante solo dal punto di vista tecnologico, ma anche da quello sociale: concetti come il social networking, con le sue reti di contatti e il web 2.0, incentrato sui contenuti generati e non più solo digeriti dagli utenti, stanno entrando nella vita di tutti i giorni per milioni di persone. Con questi presupposti è ovvio l'interesse di Google, i cui proventi derivano dalla pubblicità, nell'inserirsi in nuovo mercato pubblicitario, con un bacino di azione più ampio della "rete" attuale.

Google non entra nella mischia da sola, con un fantomatico gPhone, ma lo fa in associazione con altri player del mondo IT: Intel, LG, Samsung, Telecom Italia, Nvidia, HTC e molti altri, riuniti nell'Open Handset Alliance. L'OHA coinvolge attori che coprono tutto lo spettro tecnologico del mondo della telefonia. dall'hardware alla connettività, passando per il software e la grafica, e addirittura sconfinando nel commercio on-line, includendo EBay. Obiettivo dichiarato del consorzio è la definizione e creazione di una piattaforma che sfrutti appieno l’occasione di mercato, sia aperta alle novità e facilmente estensibile.

Esistono altri gruppi che contendono questo settore di mercato. Tra questi spiccano l'Open Mobile Alliance, con membri tra i grandi assenti dell'OHA come Vodafone o Nokia e l’iPhone di Apple. I due consorzi condividono l’idea di coinvolgere più società e di concordare degli standard ma hanno un approccio completamente differente alla questione. Mentre OMA si limita a definire i modi di agire che i dispositivi devono supportare, OHA cerca di definire il supporto che l’hardware deve fornire all’unico sistema operativo previsto: Android. Questo successivo livello di allineamento tra i produttori porta benefici sia sul piano del sistema operativo, che s’integra più facilmente con i dispositivi (cosa non scontata per altri sistemi operativi, ad esempio Windows Mobile), sia sul piano delle applicazioni, che possono così avere un’interfaccia unificata verso le funzionalità del cellulare.

Nel confronto invece con piattaforme come l'iPhone, la differenza sta nella libertà, su più livelli, dello sviluppo di applicazioni. Android nasce per ospitare applicazioni Java, linguaggio sicuramente più diffuso dell’Objective-C usato da Apple. Inoltre la distribuzione di applicazioni per l’iPhone può avvenire solo tramite un Application Store con iscrizione a pagamento per gli sviluppatori. In più la scelta di appoggiare Android a un kernel Linux e di distribuirlo con una licenza open source, lascia a terze parti la possibilità di estenderne le funzionalità, lo sviluppo dei driver è ormai una realtà consolidata, via preclusa per il prodotto di Steve Jobs. (FINE PRIMA PARTE).

*gli autori sono consulenti rispettivamente in Technology Reply, Atlas Reply, Spike Reply e @logistics Reply

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