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IDC: il software illegale fa male all'occupazione, all'economia e all'industria IT locale
Periodicamente BSA richiama l'attenzione sui danni che la pirateria del software arreca non solo all'industria del software (i vendor più colpiti sono Microsoft, Adobe e i produttori di CAD) ma anche in termini di mancato fatturato per gli operatori del canale, di occupazione e di mancato gettito fiscale per un Paese. Dopo l'ultima rilevazione sulla percentuale di software illegalmente copiato in Italia, che nel 2006 consisteva nel 51%, l'associazione ha commissionato a IDC uno studio per calcolarne l'impatto economico. Risultato: riducendo questo tasso al 41% in quattro anni si avrebbero oltre 6mila nuovi posti di lavoro di alto livello, 763 milioni di euro di entrate per l'erario, e oltre due miliardi in più di fatturato per l'industria IT.
Dai calcoli di IDC risulta che per ogni dollaro speso in pacchetti software legali vengono investiti ulteriori 1,25 dollari in servizi per l'installazione, la formazione e la manutenzione. La maggior parte di questi investimenti andrebbero a società di servizi e aziende del canale che operano localmente, con la conseguenza che la maggior parte dei benefici economici derivanti dalla riduzione della pirateria software rimarrebbero all'interno del Paese.
“La sfida della legalità nel tessuto produttivo italiano è innanzitutto una battaglia culturale - commenta Giovanni Kessler, Alto Commissario per la lotta alla contraffazione -. Pirateria e contraffazione vanno affrontate con la consapevolezza che non sono solo un furto ai danni delle società titolari di marchi e licenze ma anche un’azione diretta di evasione fiscale, un danno recato a tutta l’economia e a tutti i cittadini, un incentivo indiretto alla criminalità organizzata di natura mafiosa. Nel caso specifico della pirateria informatica questo legame è poco visto ma è assolutamente reale. Comprare software coperti da proprietà intellettuale da produttori e venditori abusivi è alimentare un crimine”.
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