Sicurezza: triplicati gli attacchi ai siti web

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Nella classifica dei Paesi più ‘infettati’ nel 2008, compilata da Sophos, l’Italia è al 16esimo posto. Gli attacchi più clamorosi sono stati compiuti tramite SQL injection

Nel 2008 si è verificata una vera o propria ondata di attacchi via internet, e-mail e social network: Sophos, la società specializzata in software per la sicurezza, parla di una nuova pagina web infetta ogni 4,5 secondi, un ritmo tre volte superiore al 2007, mentre gli allegati e-mail infetti usati dal crimine organizzato per violare i pc e rubare l’identità, denaro e dati riservati degli utenti sono aumentati di cinque volte.

Il fenomeno ha toccato la massima punta negli Stati Uniti: oltre a ospitare la più alta percentuale di malware in circolazione sul web (37%), superando la Cina che era in testa alla classifica nel 2007 con oltre il 50%, gli USA sono anche il Paese dai cui computer proviene la maggior quantità di spam a livello mondiale (17,5%), stando al nuovo ‘Rapporto sulla sicurezza 2009′ di Sophos. L’Italia è al 16esimo posto, responsabile di ospitare lo 0,8% di tutti i siti web infetti identificati.

Altre società negli ultimi mesi avevano lanciato l’allarme di un aumento vertiginoso degli attacchi ai siti ai danni delle infrastrutture di rete e ai siti web aziendali. Le indagini svolte da Sophos rivelano che nel 2008 il crimine organizzato ha triplicato gli attacchi ai danni di siti web legittimi, depositandovi programmi dannosi allo scopo di infettare visitatori privati e aziendali. L’anno scorso, inoltre, gli hacker hanno lanciato campagne concertate, spacciandosi per produttori di software antivirus e creando quotidianamente nuovi siti web e applicazioni dall’aspetto professionale, con l’intenzione di indurre gli utenti a credere che i propri computer fossero stati violati. Gli esperti di Sophos identificano ogni giorno una media di cinque nuovi siti appartenenti a questa categoria, ma con punte di oltre 20 siti al giorno.

Gli attacchi più clamorosi sono stati quelli compiuti tramite SQL injection ai danni di siti web e un’inondazione di scareware, orchestrati dagli aggressori servendosi soprattutto di reti formate da computer privati che, all’insaputa dei proprietari, sono finiti nelle mani degli hacker. Da notare inoltre il grande interesse di spammer e autori di malware per i siti di social networking come Facebook, di cui gli hacker hanno sfruttato il buon nome per inviare spam e malware dopo essersi intrufolati nei profili di ignari utenti.

Nel 2008 si sono moltiplicate le accuse reciproche tra i governi (es. Cina, Corea del Nord, Russia e Georgia) di collusione con la criminalità informatica, ovvero di avallare operazioni di spionaggio informatico e attacchi tramite internet.

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