La legge antiterrorismo frena il Wi-Fi?
- 13 gennaio, 2009
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Il centro Nexa del Politecnico di Torino ritiene che manchino dati precisi sugli effetti positivi e negativi del decreto Pisanu, che sarà in vigore fino a fine anno
La legge antiterrorismo italiana, rinnovata con decreto del governo all’inzio di quest’anno, viene accusata di soffocare lo sviluppo della tecnologia Wi-Fi nel nostro Paese. La legge, che prende il nome dal ministro Giuseppe Pisanu, che l’ha introdotta nel 2005 dopo gli attentati di Londra, obbliga gli operatori di servizi Wi-Fi pubblici e gli internet cafè a tenere un archivio delle identità di tutti i loro clienti e dei dati relativi al loro traffico internet per permetterne la consultazione da parte della polizia.
C’è chi sostiene che questa legge, volta ad aiutare le forze dell’ordine nella lotta contro l’utilizzo di internet da parte dei terroristi e criminali, stia impattando negativamente sullo sviluppo del Wi-Fi rendendo difficile e costoso per le aziende offrire l’accesso internet ai loro clienti. Quelle che vogliono farlo devono farsi registrare per ottenere una licenza speciale presso gli uffici della polizia locale.
“Esistono in Italia 4.806 hotspot di accesso pubblico Wi-Fi. In Francia ce n’è cinque volte tanti – fa notare Lorenzo Gennarin, che scrive sul sito di Pubblica amministrazione.net -. Questo decreto è considerato da molti come una delle principali ragioni per cui è così raro da noi connettersi a internet da un bar, un ristorante, una piazza o una stazione ferroviaria, mentre è assolutamente normale farlo in altri Paesi europei e nel Nord America”.
Il Nexa Center for Internet and Society del Politecnico di Torino ha fatto appello al governo di rivedere la legge, che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre di quest’anno, sostenendo che i costi in termini di sviluppo tecnologico, economico e culturale superano i possibili benefici per la sicurezza. “La decisione di introdurre questa legge è stata presa sulla scia degli attentati terroristici di Londra senza prendere in considerazione gli effetti negativi che poteva avere – afferma il direttore di Nexa Juan Carlos De Martin –. Vorremmo che fosse istituita una commissione ministeriale per valutare l’impatto della legge. Al momento non abbiamo alcun dato quantitativo affidabile suoi sui effetti”.
Il governo non ha mai fornito nesssun dato che illustrasse i benefici di questo decreto nella lotta contro il terrorismo, affema De Martin. “So di una banca in Piemonte che offriva accesso Wi-Fi ai suoi clienti quando questi erano in attesa allo sportello. I Carabinieri sono arrivati e hanno intimato di smantellare tutto”, aggiunge il direttore di Nexa.
De Martin riferisce anche di effetti negativi della legge nella sfera accademica. “Se organizziamo una conferenza internazionale e vogliamo offrire ai partecipanti il servizio Wi-Fi, dobbiamo prima identificare tutti gli utenti: in alcuni casi ci ho rinunciato, in altri casi alcuni partecipanti, inglesi, si sono rifiutati di presentare i loro passaporti. Si ha la chiara impressione che la legge stia agendo da freno, ma occorre una ricerca per quantificare in che misura”.
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