Le aziende italiane temono meno i cambiamenti di mercato
- 13 giugno, 2008
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Un’indagine di IBM evidenzia interessanti differenze di visione tra i CEO del nostro Paese e quelli del resto del mondo su economica e mercato
Di fronte ai cambiamenti che vedono innanzi a loro, alcuni CEO stanno mostrando una grande abilità nell’assorbirli e gestirli, e un sorprendente ottimismo rispetto alle opportunità che potranno scaturire da tali cambiamenti. E’ quanto emerge da uno studio di IBM basato su interviste a 1.130 CEO appartenenti a 32 industrie diverse in 40 Paesi, volto a comprendere come le sfide che i CEO dovranno fronteggiare oggi impatteranno il futuro del business. Lo studio, dal titolo “L’impresa del futuro”, è stato sviluppato da IBM Global Business Services in collaborazione con l’Economist Intelligence Unit, e comprende 33 aziende italiane di diversi settori.
Rispetto al campione complessivo queste ultime si contraddistinguono per una minor caratterizzazione come ‘public company’ e per una più spiccata, e storicamente consolidata, vocazione al mercato domestico. Le aziende italiane sono nella maggior parte dei casi in linea con i trend mondiali e laddove le loro indicazioni divergono se ne ricavano interessanti spunti interpretativi della nostra economia. In particolare le aziende italiane sembrano ancora un passo indietro sulla strada della globalizzazione: la maggior parte sembra non averla ancora affrontata operativamente, la sta ancora “studiando”. Ovviamente è un discorso di media, che non esclude punte di apertura verso la globalizzazione.
Una quota ancora significativa delle aziende italiane si focalizza inoltre solo sul mercato nazionale o al massimo europeo: mercati complessi ma più noti, meno imprevedibili. Solo il 61% dei CEO italiani progetta di entrare in nuovi mercati per sfruttare le opportunità che derivano dalla globalizzazione. L’Italia è fanalino di coda insieme a Canada (55%) e Brasile (59%), contro una media globale del 75%.
La minore globalizzazione e la tendenza a stare sui mercati più noti possono spiegare una delle maggiori differenze che si riscontrano tra l’Italia e il resto del mondo: il minor delta tra cambiamento richiesto dallo scenario di mercato e risultati finora conseguiti sul cambiamento. Rispetto alla media globale una percentuale minore di responsabili delle aziende italiane ritiene di dover affrontare cambiamenti radicali nei prossimi anni (77% contro 83%); nel contempo però i CEO italiani sono più fiduciosi sia rispetto alla propria capacità di gestire efficacemente il cambiamento in atto sia in relazione ai successi ottenuti nel passato (+ 6%).
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