Sembrano passati secoli da quando l’ex CEO di Microsoft Steve Ballmer parlava di Linux (e in generale dell’open source) come un cancro. Già da tempo però il nuovo CEO di Redmond Satya Nadella ha preso una direzione completamente opposta a quella del suo predecessore e, con le nuove parole d’ordine di Microsoft (servizi, cloud, app universali), non ci si deve stupire se a metà del 2017 vedremo per la prima volta sul mercato SQL Server per Linux.

Annunciata nelle scorse ore da Scott Guthrie, Executive Vice President del Cloud and Enterprise Group di Microsoft, questa versione per Linux del database redazionale è già disponibile in una versione preliminare con funzioni basilari e permetterà alle aziende che usano server Linux di non dover più sostenere costi aggiuntivi per integrare un database realizzato con Windows. Con questa evoluzione, sempre secondo Guthrie, SQL Server offrirà una “data platform” coerente su Windows e su Linux, sia per le implementazioni on-premise sia per quelle in cloud.

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Dietro a questa (a suo modo storica) decisione di Microsoft di aprirsi così tanto all’open source c’è naturalmente la volontà di rendere SQL Server disponibile per il maggior numero di utenti possibile, in special modo per chi, soprattutto nel mondo del cloud ibrido, è solito lavorare con Linux e non con le soluzioni Windows.

Per quanto riguarda SQL Server 2016 per Windows, disponibile entro fine anno, Microsoft ha elencato le caratteristiche principali dell’aggiornamento, che puntano soprattutto su nuove funzioni di crittografia, su prestazioni migliorate, sulla disponibilità di soluzioni BI anche su mobile (Android, iOS e Windows Phone), e su strumenti di analytics potenziati.

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