Enrico Negroni maturità 2.0 miur commissione web

19 giugno 2012 – Visto che ultimamente mi soffermo su esempi “eccellenti” della PA italiana, vogliamo parlare del MIUR, insomma del Ministero della Educazione Pubblica, commentando l’ultima loro trovata? Il rilascio per la Maturità, che inizia ora, del nuovo sistema Commissione web…! Chissà quanti “genialoni” si sono affannati e sono stati pagati per produrre cotanto roboante strumento, tale da consentire di fare Esami di tipo 2.0… ahahahahahah…Peccato che…non funzioni! 

Questo lo sapevo già perché avendo una moglie insegnante impegnata, poveretta lei, nella maturità ero già al corrente del flop. Flop ancora maggiore perché a questo punto dovranno, forse, utilizzare il vecchio strumento, tale Conchiglia, il quale, mi riferiva mia moglie, ha una modalità operativa talmente complessa e farraginosa da triplicare lo sforzo necessario. Segnalo, per inciso, quanto pubblicato sul Corriere della Sera di martedì 19 giugno.

Ho avuto modo di vedere gli strumenti informatici forniti agli insegnanti, per esempio le modalità con cui inserire programmi, voti, note varie sulle classi, giudizi. Dico che chiunque abbia un minimo di dimestichezza con applicazioni informatiche inorridirebbe di fronte alla mostruosità operativa di tali applicazioni.

Sistemi in cui la navigazione segue strutture ad albero rigide che costringono a ripetere sistematicamente i passaggi per arrivare a una certa funzione, senza alcuna possibilità di operare in modo multiplo per argomenti (per esempio, inserire il programma svolto nel giorno per le diverse classi dove potrei inserire un sommario differenziato per classi invece di ripetere, come accade, tutti i passaggi classe per classe).

Insomma, la complessità al cubo. Se a questo aggiungiamo che il livello medio di autonomia nell’utilizzo di applicazioni informatiche del corpo insegnante è basso, si può comprendere il disastroso risultato.

Ma come si ovvia? Semplice…l’insegnante è costretto poi da casa, faticosamente, a completare ciò che non si può fare a scuola… Certo, perché a scuola deve anche insegnare, non solo riempire schermate. Che lo faccia poi a casa, con un suo PC… Tanto per quello che è pagato! Una vergogna!

Non bastassero strumenti tanto fatiscenti (ma su cui sicuramente moti avranno lucrato…non c’è dubbio!), adesso la bufala della Commissione web. Se fossimo un paese dove l’etica esiste ancora, dovrebbero essere messi alla berlina sia gli ideatori di tale progetto sia i loro realizzatori…ma si sa che nella PA tra committente e realizzatore la “connection” è fortissima!

Cosa accadrà? Inizieranno gli esami, utilizzando vecchi strumenti. Poi qualcuno dirà che il nuovo funziona costringendo tutti i professori coinvolti a rifare tutto il lavoro. Fossi in loro mi rifiuterei categoricamente, ma si sa che la classe insegnante della Scuola Pubblica è ormai considerata alla stregua di bestie da soma…

Un paese dove la scuola, quella pubblica, è così bistrattata non può avere futuro!