06 giugno 2014 – In occasione del VMware vForum 2014 la società ha illustrato i risultati di una survey che evidenzia un gap temporale di quattro mesi fra le richieste del business e ciò che l’IT può offrire. Secondo la ricerca, inoltre, in Italia il 62 per cento dei decisori IT ritiene che ci sia un divario tra ciò che il business si attende e ciò che l’IT può effettivamente fornire. Percentuale che sale al 65 per cento in Emea e addirittura all’80 per cento in Gran Bretagna. In Italia l’indagine ha coinvolto  250 executive IT e 500 officer worker.

Secondo Alberto Bullani (nella foto), Regional Manager VMware Italia, questo scollamento ha delle conseguenze significative poiché molti utenti business si rivolgono a provider esterni per soddisfare le proprie necessità in tempi rapidi, questo comporta un minor controllo dei dati e delle applicazioni.

D’altro canto il disallineamento porta a una riduzione della competitività delle imprese e di conseguenza della loro stessa crescita, in quanto il mercato attuale necessita di flessibilità e risposte rapide. Secondo il 38 per cento degli intervistati, infatti, si traduce in un minore livello di innovazione di tutti i reparti aziendali, con un rallentamento della crescita dell’azienda (35 per cento) e una perdita di quote di mercato a favore di concorrenti più agili (29 per cento).

Dunque i responsabili IT si rendono conto della situazione, anche perché sollecitati dagli amministratori delegati e dalla direzione generale. Il  74 per cento dei CIO italiani afferma di percepire tali pressioni in un’ottica di una modernizzazione dell’IT nei prossimi 12 mesi.

All’IT, nel nostro Paese, viene richiesto di ridurre i costi dell’infrastruttura (51 per cento), di spostare più componenti IT sul cloud (35 per cento) e di favorire la mobilità dei lavoratori (32 per cento).

Sempre secondo l’indagine, Il 63 per cento dei responsabili IT ritiene che un maggiore allineamento con gli obiettivi aziendali sia fondamentale per ridurre il divario e il 57 per cento pensa sia necessario poter riallocare le risorse qualificate verso progetti innovativi,  mentre la metà degli intervistati ritiene determinante un incremento degli investimenti. Interessante la percentuale (45 per cento) di coloro che individuano nella creazione della figura di un Digital Officer un elemento chiave per diminuire il gap tra business e IT.

La risposta di VMware

Secondo Bullani, VMvare può rispondere alla necessità di ridurre questo gap: “La strada per colmare questo gap è il software, l’automazione completa del data center. Non deve esserci più hardware dedicato, ma Cpu e Ram, e poter cambiare il data center nel corso della giornata per modellarlo secondo le necessità e i picchi di lavoro”.

Un terzo dei clienti VMware, sostiene Bullani, è riuscita a liberare risorse per l’innovazione, spostando la “tradizionale” ripartizione, 80 per cento del budget IT per la manutenzione dell’esistente e 20 per cento dedicato ai nuovi investimenti in innovazione, a un più vantaggioso 50-50.

La strategia di VMware, condensata nella definizione “Software-Defined Enterprise”, porta notevoli vantaggi; secondo la società che l’adotta risulta il 37 per cento più rispondente alle richieste dell’IT, risparmiando nel contempo il 30 per cento del tempo dello staff operativo e di sviluppo, può incrementare del 26 per cento il fatturato realizzando nuove applicazioni e servizi IT, investendo in innovazione il 50 per cento del budget IT.

Software-Defined Enterprise si basa su tre pilastri a cominciare dalle soluzioni di virtualizzazione dei server per passare alle soluzioni di Software-Defined Networking, derivanti dall’acquisizione di Virsto, per arrivare alla virtualizzazione dello storage con vSAN e l’acquisizione di Nicira , la componente storage vedrà ancora nuove evoluzioni entro il prossimo anno.

Per concludere VMware si sta muovendo anche in ambito mobility con soluzioni di enterprise-mobile grazie alla recente acquisiszione di AirWatch.

La nostra missione”, sostiene il CEO di VMvare, Pat Gelsinger, “è aiutare a raggiungere questa trasformazione nel più breve tempo possibile”.

 Luca Bastia