google diritto all'oblio

La Francia ha multato Google per non aver applicato il cosiddetto “diritto all’oblio” come ordinato. L’anno scorso, la Commission nationale de l’informatique et des libertés (CNIL) ha stabilito che la cancellazione di informazioni personali dai risultati delle ricerche doveva essere applicata a tutte le proprietà di Google, non solo ai domini europei.

Google ha rimosso i risultati delle ricerche effettuate in alcuni domini, tra cui google.co.uk e google.fr, ma non dal suo sito principale, google.com, anche se è accessibile dall’interno dell’Unione Europea.

La CNIL avrebbe potuto infliggere una multa fino a 300.000 euro per non aver rispettato la sua decisione, ma alla fine ha ordinato a Google di pagare solo 100.000 euro.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito il diritto all’oblio nel maggio del 2014. La sentenza permette alle persone di chiedere che i motori di ricerca, come Google, nascondano determinati link derivanti da una ricerca sul loro nome.

Il caso è iniziato quando lo spagnolo Mario Costeja González ha cercato di cancellare le tracce online di un annuncio sul quotidiano La Vanguardia, risalente al 1998, in cui venivano messe all’asta le sue proprietà per recuperare i debiti. La Corte ha stabilito che il report del giornale doveva rimanere online, ma ha ordinato a Google di rimuovere i link ad esso provenienti da risultati delle ricerche relativi al nome Costeja González. L’idea era che i riferimenti a eventi imbarazzanti o reati minori diventassero più difficili da trovare, ma non del tutto cancellati.

Tuttavia, il rifiuto di Google di nascondere i risultati di ricerche effettuate su google.com, anche per gli utenti all’interno della UE, contrastano con le intenzioni del tribunale.

La CNIL ha pubblicato i dettagli della multa giovedì, anche se la decisione è stata presa il 10 marzo. In quei giorni, Google ha avviato la rimozione di risultati da google.com, una settimana dopo aver annunciato i suoi piani per la policy europea.

Tuttavia, Google ancora non risponde alle richieste della CNIL. Il giganti di Mountain View, infatti, nasconderà i risultati delle ricerche in tutte le sue proprietà non europee, ma solo per gli utenti dello stesso Paese in cui una persona ha richiesto la cancellazione.

Concretamente, questo significa che gli spagnoli che ricercano online il famigerato annuncio dell’asta fallimentare non dovrebbe più trovarlo su nessun sito di Google. Altrove in Europa, gli utenti che utilizzano il sito predefinito di Google per il loro Paese non dovrebbero vedere i risultati di ricerca, ma se usano google.com o qualsiasi altro sito extracomunitario di Google, allora potranno trovare facilmente i risultati in questione. Al di fuori della UE, i risultati della ricerca non saranno filtrati – o almeno, non per effetto della sentenza sul diritto all’oblio.

Dalla sentenza della Corte di Giustizia UE, Google ha ricevuto 407.673 richieste di rimozione, pari ad un totale di 1.425.748 url. La società ne ha rimosso circa il 42,6 per cento dai suoi risultati di ricerca.

Gli utenti francesi sono stati i più attivi nel coprire il proprio passato, con 86.901 richieste di rimozione. Google ha accolto circa il 48,4 per cento di esse e ha rimosso 286.163 url.

Al secondo posto per numero di richieste c’è la Germania, il Paese più popoloso della UE, seguita da Regno Unito, Spagna e Italia.

 

AUTOREPeter Sayer
CWI.it
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