11 luglio 2012 - Per molti CIO la consumerizzazione dell'IT, cioè il fatto che gli utenti aziendali stiano prendendo il pieno controllo della tecnologia che utilizzano per lavorare, è fonte di riflessione e anche di preoccupazione. Il fenomeno non è riducibile al fatto che i dipendenti portino all'interno dei luoghi di lavoro i prorpi dispositivi: questo è l'aspetto più facilmente identificabile, ma esaminando il fenomeno in modo più approfondito si scopre che c'è molto di più, e che la consumerizzazione ha origini lontane. Due anni fa, fecero la comparsa, negli uffici, i primi iPhone, che venivano utilizzati per connettersi alla mail aziendale e alle reti Wi-Fi. Tuttavia, erano già circa dieci anni che i dipendenti usavano per lavorare i propri PC e Mac di casa, strumenti al di fuori del controllo dei responsabili IT. Aziende come Saleforce.com, per esempio, hanno creato un business estramente fruttuoso, commercializzando software per l'automazione del lavoro della forza vendita basato su cloud, e rivolgendosi alle più alte cariche aziendali, bypassando, con un certo orgoglio, i dipartimenti IT. Come spesso accade con tutte le novità, la prima reazione dell'IT di fronte alla consumerizzazione fu di rifiuto, giustificato dalla paura di falle nella sicurezza dei sistemi. Ma alla fine, l'assenza di problemi reali, i vantaggi derivanti dal risparmio e l'entusiasmo con cui nelle aziende vengono accolte le nuove tecnologie stanno obbligando i dipartimenti IT a passare dal "non si può " al "come" si può fare. Le radici del fenomeno risalgono agli Anni '60 La consumerizzazione non è un femoneno legato esclusivamente alla tecnologia, e il suo sviluppo è strettamente legato all'evoluzione avvenuta nel modello di impresa. Gli Anni '50 rappresentarono l'apice dello stile organizzativo aziendale "gerarchico", come conseguenza del ritorno al lavoro della massa di soldati che avevano partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Successivamente, negli Anni[...]