08 maggio 2012 – The Document Foundation, il progetto indipendente di software libero che ho contribuito a sviluppare nel corso degli ultimi due anni, e che è sfociato nella fondazione di diritto tedesco di cui sono director per il biennio 2012-2013, ha annunciato il programma di certificazione per LibreOffice. Il testo è frutto di una lunga gestazione, dovuta al fatto che è stato necessario raggiungere il consenso tra tutte le anime del progetto, dagli sviluppatori – custodi gelosi della competenza sul codice, che può essere trasferita solamente partecipando al progetto, ovvero sviluppando e poi condividendo il codice – alle aziende che partecipano al progetto attraverso il contributo di uno o più dipendenti e volontari, fino agli indipendenti come il sottoscritto.

Il programma ha l’obiettivo di riconoscere le competenze sviluppate intorno a LibreOffice, per permettere a coloro che hanno sviluppato queste competenze di monetizzarle, fornendo i propri servizi, certificati per il loro valore, al mercato, e in particolare alle aziende.

E’ la prima volta che un programma del genere, che in realtà deve essere ancora sviluppato in tutti i dettagli, che devono essere condivisi tra i membri del comitato di certificazione – composto da membri di tutte le “anime” del progetto (board of directors, membership committee, sviluppatori e terze parti) – e approvati dal board of directors, viene sviluppato da un progetto indipendente di software libero.

Fino a oggi, infatti, i programmi di certificazione delle terze parti nel mondo del software libero erano sempre stati creati da aziende per i propri prodotti, come RedHat per RedHat Enterprise Linux e SUSE per l’omonima distribuzione Linux. Nell’ambito di questi programmi, RedHat e SUSE supportano LibreOffice, e pagano diversi sviluppatori a tempo pieno che saranno tra i primi a essere certificati.

La storia, però, ci rivela che i programmi di certificazione delle aziende non sono sufficienti per i progetti indipendenti, perché non contribuiscono allo sviluppo dell’ecosistema. Nel caso di OpenOffice, i servizi offerti da Sun non hanno mai generato un fatturato sufficiente per giustificare il costo della BU di Amburgo, perché una sola azienda non può essere in grado di raggiungere tutto il mercato se non ha il contributo delle terze parti, così come RedHat e SUSE non potrebbero mai raggiungere gli utenti Windows senza il contributo di chi lavora a stretto contatto con gli utenti stessi.

D’altronde, se la stessa Microsoft – che detiene una quota di mercato ampiamente superiore al 75% – certifica le proprie terze parti (e forse è anche per questo che detiene una quota di mercato così ampia) forse il ragionamento non è così peregrino. Certo, un progetto di software libero non può, e non deve,- riprodurre in modo becero quello che fa l’azienda di Redmond, ma deve adattare alla propria realtà la certificazione (intesa come riconoscimento delle competenze).

Il programma è appena stato annunciato, e cercheremo di condividere tutte le prossime tappe con grande trasparenza. La prima fase si concluderà dopo il LinuxTag di Berlino, quando ci sarà la prima riunione del comitato di certificazione che deciderà sulle modalità di accesso al programma, sul suo costo per coloro che non fanno parte del progetto, sulle caratteristiche e i contenuti dei training, e sugli esami.

Il percorso è ancora lungo, ma è importante che sia cominciato con l’accordo di tutti. I segnali che ci arrivano dall’esterno sono incoraggianti, per cui credo di poter affermare che questa sarà un’altra delle innovazioni portate da The Document Foundation nel mondo del software libero.