03 luglio 2012 – Eric Schmidt, Executive Chairman di Google, ha scritto una lettera alle autorità antitrust dell’Unione Europea con proposte volte a evitare una multa per il suo comportamento non competitivo e l’abuso della sua posizione dominante sul mercato. La Commissione Europea ha confermato la ricezione della lettera, ma non ha voluto rilasciare commenti. Google è accusato di utilizzare i suoi servizi di ricerca per indirizzare gli utenti verso i propri prodotti e ridurre la visibilità dei siti e delle offerte dei concorrenti. I primi a protestare sono stati, nel 2010, il motore di ricerca francese eJustice.fr e il sito britannico Foundem.

In seguito si sono aggiunti i reclami di quattordici aziende, tra le quali Ciao, sito di comparazione prezzi appartenente a Microsoft Germania, il sito olandese Elfvoetbal, i francesi Dealdujour.pro e Twenga, il britannico Streetmap e i siti di viaggi Expedia e Tripadvisor.

Sulla base di questi reclami la Commissione ha compiuto un’accurata indagine, a novembre dell’anno scorso, per verificare se gli algoritmi di Google penalizzano effettivamente i rivali.

Ci sono anche sospetti che Google abbia copiato, senza permesso, recensioni di ristoranti e viaggi da siti concorrenti, e che le condizioni contrattuali impediscano agli inserzionisti di spostare le loro champagne online ai motori di ricerca concorrenti.

Il commissario europeo Joaquin Almunia ha dichiarato, il mese scorso, che Google avrebbe ricevuto un reclamo formale dall’antitrust se non avesse provveduto a rispondere adeguatamente alle richieste. In caso contrario, la Commissione potrebbe limitare le attività di Google in Europa e multare l’azienda con una sanzione pari al dieci per cento dei suoi profitti annuali, che nel 2011 ammontavano a 37,9 miliardi di dollari.

Il portavoce di Google a Bruxelles, Al Verney, ha dichiarato che l’azienda ha lavorato intensamente con la Commissione per rispondere a tutte le questioni sollevate. Sia Google che la Commissione, infatti, puntano a una rapida conclusione della vicenda, per evitare una situazione analoga a quella di Microsoft, che si è trascinata per dieci anni. Nel frattempo, i legislatori statunitensi osservano da vicino la questione, poiché il gigante delle ricerche è sotto indagini simili negli Stati Uniti.

Jennifer Baker