Hewlett Packard Enterprise ha annunciato di aver dimostrato con successo l’uso della architettura Memory-Driven Computing, un concetto che mette al centro della piattaforma informatica la memoria anziché la potenza di calcolo per ottenere incrementi di prestazioni ed efficienza attualmente impossibili da raggiungere.

Sviluppato nell’ambito del programma di ricerca The Machine, il prototipo concettuale di HPE rappresenta un importante traguardo all’interno del progetto volto a trasformare l’architettura che sta alla base di tutti i computer costruiti negli ultimi 60 anni.

Il prototipo concettuale, attivato nel mese di ottobre, dimostra il funzionamento congiunto degli elementi fondamentali della nuova architettura così come sono stati progettati dai ricercatori di HPE e dal ramo dell’azienda dedicato alla ricerca, Hewlett Packard Labs.

The Machine si focalizzerà maggiormente sull’exascale computing

HPE ha dimostrato nodi di calcolo che accedono a un pool condiviso di Fabric-Attached Memory, un sistema operativo ottimizzato basato su Linux che gira su un SoC (System on a Chip) customizzato e link di comunicazione fotonici/ottici, compreso il nuovo modulo fotonico X1, online e operativi. HPE ha inoltre fatto girare nuovi tool di programmazione software su prodotti esistenti, dimostrando tempi di esecuzione fino a 8.000 volte più veloci su una varietà di carichi elaborativi.

Oltre a portare online ulteriore capacità, il progetto di ricerca The Machine si focalizzerà maggiormente sull’exascale computing, un’area dell’High Performance Computing (HPC) in via di sviluppo che punta a creare computer di svariati ordini di grandezza più potenti rispetto a qualsiasi sistema oggi esistente.

L’architettura Memory-Driven Computing di HPE è fortemente scalabile, passando dai piccoli dispositivi IoT fino agli ambienti exascale e ponendosi come base ideale per una ampia gamma di workload emergenti in ambito HPC e a utilizzo intensivo di dati, compresa l’analisi di big data.

architettura Memory-Driven Computing

Per quanto riguarda la commercializzazione di queste tecnologie, HPE ha stabilito una road map composta da quattro categorie.

Memoria non volatile (NVM)

Sfruttando le tecnologie del progetto The Machine, HPE ha sviluppato Persistent Memory, un passo in avanti lungo il percorso della memoria non volatile indirizzabile a livello di singolo byte che punta ad avvicinarsi alle prestazioni della DRAM, offrendo però la capacità e la persistenza dello storage tradizionale. La società ha lanciato HPE Persistent Memory nei server HPE ProLiant DL360 e DL380 Gen9.

Fabric (fotonica inclusa)

Grazie alla ricerca svolta nell’ambito della fotonica, HPE ha progredito verso prodotti innovativi, per esempio abilitando i sistemi HPE Synergy disponibili il prossimo anno, per recepire tecnologie ottiche/fotoniche avanzate attualmente ancora in fase di sviluppo. In seguito, HPE intende integrare la fotonica in ulteriori linee di prodotto, incluso il portafoglio storage, già nel 2018/2019.

Creazione dell’ecosistema

Ad oggi sono stati profusi molti sforzi per creare software destinati ai futuri sistemi memory-driven. Quest’anno HPE ha attivato una collaborazione Hortonworks/Spark per introdurre sul mercato software realizzato per il Memory-Driven Computing. HPE sviluppare applicazioni e soluzioni analitiche sui nuovi sistemi già nel 2018/2019.

Sicurezza

Grazie all’architettura Memory-Driven Computing HPE introdurrà il prossimo anno nuove funzioni di sicurezza a livello hardware e prevede di integrare funzionalità software aggiuntive nel biennio successivo. A partire dal 2020 la società ha in programma di sviluppare altre tecnologie nell’ambito della security, attualmente in fase di ricerca, che andranno ad integrarsi alle soluzioni citate.

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