16 luglio 2012 – Letteralmente potremmo tradurre “crowdsourcing” come “affidarsi a delle persone comuni”. Nella pratica, come del resto spiega Wikipedia, attraverso il crowdsourcing un’organizzazione, sfruttando gli strumenti messi a disposizione dal web, affida la realizzazione di un progetto o di un particolare task di questo progetto non a una società specializzata, ma a una o più persone non organizzate in comunità preesistenti. Lo si fa, naturalmente, per risparmiare, oppure per alimentare una certa competizione tra molti fornitori, sperando così di ottenere un risultato qualitativamente migliore; e lo si fa soprattutto quando il progetto in questione non è di dimensioni particolarmente impegnative. Per ora in Italia si contano sulle dita le iniziative di questo tipo, e per questo fa notizia la presentazione che Reply ha fatto in questi giorni delle propria piattaforma di crowdsourcing Starbytes.

Nata inizialmente come servizio online indirizzato alle società del gruppo torinese, la piattaforma, che gira sulla cloud di Amazon, è stata qualche mese fa alla base del lancio della community online di 3Italia per gli sviluppatori di nuove app per smartphone e tablet. Oggi Starbytes fa un ulteriore passo avanti offrendo i propri servizi ad aziende e professionisti su Internet.

Come funziona Starbytes? Dopo essersi registrata sul portale Starbytes, un’azienda che vuole sviluppare progetti, prodotti digitali e servizi può pubblicare, rivolgendosi ai membri online della community, una propria richiesta di lavoro con tutto il corredo di dettagli, requisiti funzionali, obiettivi di comunicazione e di budget necessari per la sua realizzazione. La stessa azienda potrà poi visualizzare le diverse offerte presentate, selezionando quella che meglio corrisponde ai requisiti indicati e assegnando così la realizzazione del lavoro. In questa modalità,task e progetti possono essere realizzati da una sola persona, per importi che vanno dai duecento euro per un semplice task a un massimo di quattromila euro per progetti più complessi; in tutti questi casi a Reply spettano fee corrispondenti al 20% del valore del progetto.

Come spiega Filippo Rizzante, CTO del Gruppo Reply, Starbytes oggi vanta una community certificata di oltre 22mila professionisti, tra web designer e varie figure di creativi del web, e cresce a un ritmo di oltre duecento nuovi aderenti alla settimana.

Per le aziende di grandi dimensioni e i progetti più complessi (Rizzante precisa essere questo il principale target della strategia Reply di crowdsourcing) è invece disponibile il servizio “Club Starbytes” che dà la possibilità, come è avvenuto nel caso di 3Italia, di utilizzare la piattaforma Starbytes come abilitatore tecnologico di un crowdsourcing “fatto in proprio”, con funzionalità personalizzate, ma con il supporto di Reply per la gestione dell’iniziativa, dalla progettazione alla manutenzione del servizio.

I numeri e la strategia di Reply

Quella sul crowdsourcing è la più recente iniziativa del Gruppo torinese, protagonista sempre più dinamico nello scenario, non solo nazionale, dei servizi ICT e della system integration.

Dalla nascita, 26 anni fa, il gruppo guidato da Mario Rizzante è cresciuto ininterrottamente con tassi a doppia cifra, fino al 14,5 % di crescita del 2011, con 440 milioni circa di fatturato, sull’anno precedente, ottenuto per il 12% da crescita organica e per il rimanente da un paio di acquisizioni sul mercato del Regno Unito. Sì, perché Reply oggi è una realtà internazionale, che fa oltre 90 milioni di fatturato in Germania, 35 milioni nel Regno Unito e cresce in altri Paesi come il Benelux ma anche gli Stati Uniti, dove Reply ha seguito con una sede a Detroit l’avventura del proprio grande cliente Fiat, e in Brasile.

Reply Tatiana RizzanteE’ anche per il suo invidiabile stato di salute che Reply, per voce di Tatiana Rizzante (nella foto), può manifestare sicurezza e ottimismo sul prossimo futuro, anche a dispetto delle previsioni di decrescita del mercato ICT per il 2012 e il 2013 da parte di Gartner e altri analisti. Si tratta di previsioni che, spiega Rizzante, riguardano comunque un’IT tradizionale, destinata a un peso sempre più residuale, mentre a crescere saranno alcuni segmenti di mercato (social media, mobility, cloud, Big Data, Internet delle cose) che vedono Reply molto ben posizionata.

E il fatto che Reply cavalchi tutte queste aree di mercato in salute non è certo un caso, ma dipende da una capacità di scouting tecnologico e di costruzione di soluzioni che la società ha mostrato in questi anni, mettendo in pratica una strategia che Tatiana Rizzante così sintetizza: “Vogliamo essere i migliori nelle proposte centrate sulle nuove tecnologie, per essere efficaci nelle soluzioni e nella capacità di portare al mercato valore e competenze specifiche di industry”.

Una piattaforma per l’Internet delle cose

Esemplare in questo senso è il caso dell’Internet delle cose (IoT), un ambito nel quale Reply ha messo a frutto l’acquisizione del 2009 del Centro Ricerche Motorola di Torino, poi diventata Concept Reply, una business unit presentata oggi come centro di eccellenza per lo sviluppo in ambito IoT.

E’ qui che è stata realizzata la piattaforma Hi Reply, un mix di hardware, software e firmware che abilita la comunicazione tra oggetti (sensori, attuatori, smartphone, computer e altri dispositivi) connessi in rete. In Reply si dicono convinti che le caratteristiche di scalabilità e flessibilità e l’utilizzo di standard Internet favoriscano la creazione semplice e rapida di applicazioni IoT, come quelle per il finance, l’automotive e il wellness, messe a punto dagli oltre cento tecnici e ingegneri di Concept Reply.

Il più recente di questi sviluppi è Hi Shop, un’applicazione mobile di e-payment che permette di ricevere sul proprio smartphone l’informazione nel contesto delimitato nel quale ci si trova, per esempio all’interno di un supermercato, e permette di decidere, in quel momento, di iniziare l’esperienza di acquisto e proseguirla poi fino al pagamento, che viene effettuato integrando Hi Shop con Hi Credits, un’altra delle soluzioni di Reply per pagamenti remoti in mobilità, disponibile anche per tecnologia NFC e già utilizzata da Banca Sella.

Paolo Lombardi