Secondo un sondaggio di Harvard Business Review, la maggior parte dei dirigenti aziendali è convinta che la rivoluzione digitale abbia, o avrà a breve, un impatto sulla propria attività. Meno della metà, tuttavia, ha elaborato una strategia digitale. La ricerca, sponsorizzata da Microsoft, ha coinvolto 783 manager di aziende di diverse dimensioni, che operano in un’ampia gamma di settori industriali e regioni globali. L’80% degli intervistati ritene che nel proprio settore è in corso una rivoluzione digitale e la maggior parte di essi (84%) afferma che il proprio settore ha già superato il “punto di svolta” digitale o lo passerà entro il 2020. Quasi la metà degli intervistati è convinta che il tradizionale modello di business della loro azienda sarà obsoleto entro il 2020.

Tuttavia, meno della metà afferma che la propria azienda ha una strategia digitale in atto.

La rivoluzione digitale è realtà

Per le aziende è giunto il momento di considerare seriamente la rivoluzione digitale”, afferma Abbie Lundberg, redattore di Harvard Business Review e autrice del report. “Molti si stanno interrogando su cosa vuol dire essere un’azienda digitale e come arrivarci, ma, da quello che abbiamo sentito dai leader mondiali, diventare un’azienda digitale è la priorità assoluta per ogni impresa che voglia sopravvivere oltre il 2020”.

Abbie Lundberg, contributing editor di Harvard Business Review Analytic Services, e Judson Althoff, executive vice president Worldwide Commercial Business di Microsoft
Abbie Lundberg, contributing editor di Harvard Business Review Analytic Services, e Judson Althoff, executive vice president Worldwide Commercial Business di Microsoft

Lundberg spiega l’adozione di una strategia digitale è spesso ostacolata dalla difficoltà di progettare un percorso in questa direzione. Dati i rapidi cambiamenti che avvengono in alcuni settori, le imprese preferiscono valorizzare la flessibilità rispetto a una pianificazione formale. Alcuni hanno adottato un approccio decentralizzato all’innovazione, nella speranza di ottenere maggiore rilevanza locale.

 Il problema è una mancanza di leadership 

Al contrario, le aziende guidate da “leader digitali” – il 16 per cento degli intervistati che si affidano a tecnologie digitali per la maggior parte dei loro prodotti e operazioni – hanno centralizzato i loro sforzi, sviluppando una strategia e comunicandola a tutta l’azienda. Nel 43% di queste aziende il responsabile della trasformazione digitale è il CEO, mentre nelle aziende “ibride” (con alcuni prodotti/operazioni che si affidano a tecnologie digitali) e “non-digitali” (con pochi o nessun prodotto/ operazione dipendente dalle tecnologie digitali) le percentuali scendono, rispettivamente al 29 e al 25 per cento.

Mi ha sorpreso il fatto che le aziende non-digitali, pur consapevoli di ciò che sta succedendo, non stanno facendo niente”, ha commentato Lundberg. “Il problema è una mancanza di leadership”.

Dopo il CEO, il successivo candidato scelto come responsabile delle trasformazione digitale è il CIO. Lundberg sottolinea che i CIO hanno comunque un ruolo centrale in qualsiasi strategia di trasformazione digitale. In particolare nelle aziende ibride e non-digitali, che non hanno un CEO visionario, i CIO hanno l’opportunità di analizzare il futuro della loro azienda.

I CIO a volte sono bloccati dall’idea che se non hanno la benedizione dall’alto non possono fare niente”, dice Lundberg. “Questo non è vero: devono semplicemente trovare un alleato in azienda, ed essere più attenti e assertivi. Per esempio proponendo un modello che può cambiare il modo di interagire con i clienti, raccogliendo dati e informazioni in merito a come si muovono i competitor o altre aziende. Un CIO che sa fare bene il suo lavoro è bravo a dipingere un’immagine: ‘Questo è il possibile scenario futuro. Ecco come ci stiamo arrivando’”.

La trasformazione digitale di Microsoft

Negli ultimi anni anche Microsoft ha subito una trasformazione digitale. “Un tempo la nostra azienda si vedeva e si proponeva come fornitore di prodotti software e hardware”, afferma Anand Eswaran, vicepresidente a livello globale Services and Digital di Microsoft. “Ma, ad un certo punto, abbiamo capito che per supportare al meglio i nostri clienti non potevamo più concentrarci sul numero di licenze vendute”. Microsoft ha quindi stabilito che il suo obiettivo è aiutare i clienti a raggiungere i migliori risultati.

Il primo passo per cambiare cultura è riconoscere chi sei

Per raggiungere questo obiettivo l’azienda ha dovuto ripensare completamente se stessa, a partire dal come funzionamento del back-end. L’alta frammentazione dei dati provenienti dalle sue molteplici linee di business ha richiesto uno sforzo di unificazione, per creare una visione singola dei clienti dal punto di vista dei dati. “Ma, pur sfidante, questa era la parte più facile”, dice Eswaran. “La parte difficile è stata cambiare la cultura aziendale per allinearsi con la nuova vision. Lo sforzo che abbiamo fatto sulla cultura digitale è il motivo principale del nostro successo”.

Il primo passo per cambiare cultura è riconoscere chi sei”, aggiunge il manager.

Microsoft ha avuto una cultura frammentata, con attività altamente territoriali. La nuova visione ha richiesto che linee di business e funzioni di Microsoft adottassero un approccio “senza confini” e con un senso comune di responsabilità verso i risultati del cliente. Dallo staff dirigenziale ai dipendenti neoassunti, tutti dovevano essere impegnati a collaborare per realizzare le idee e il successo degli altri. L’ispiratore di questa nuova vision è stato il CEO Satya Nadella. A fianco a lui c’era il team di leadership condivisa (SLT, shared leadership team), che ha creato una nuova scheda di valutazione e un set di metriche che si applicano a tutti i dipendenti dell’azienda. Anche i premi e i riconoscimenti dovevano essere legati a questi principi.

Uno dei manager intervistati ha detto che dobbiamo trasformare ‘il motore dell’azienda’. Per fare questo, i responsabili devono avviare cambiamenti tecnologici e culturali che potenzino i loro dipendenti, coinvolgere i clienti in nuovi modi, ottimizzare le operazioni e trasformare i prodotti”, afferma Eswaran. “Ripensare la propria attività in queste aree crea un’azienda completamente digitale, che può cambiare offrendo vantaggi ai suoi clienti”.

Microsoft condivide la propria esperienza digitale

Dopo aver subito la propria trasformazione, Microsoft sta trasferendo la sua esperienza vincente ai clienti, aiutandoli nelle proprie trasformazioni digitali. Specialisti di trasporto e logistica come Maersk, produttori di abbigliamento come Fruit of the Loom, compagnie assicurative come GEICO, campionati sportivi come La Liga spagnola, si rivolgono a Microsoft per riprogettare le loro attività con un mix di tecnologie quali cloud, Internet of Things (IoT), realtà mista e intelligenza artificiale.

Maersk è la più grande società di trasporto e logistica al mondo, con uffici in 130 Paesi e una flotta di oltre 1.000 navi che trasportano ogni anno più di 17 milioni di container. “Tutto inizia dai nostri clienti, che stiamo servendo da più di 100 anni”, afferma Ibrahim Gokcen, Chief Digital Officer di Maersk. “Le aziende dei nostri clienti stanno cambiando: vogliono prenotare meglio il loro trasporto, tracciare le loro spedizioni, gestire eccezioni, documenti, flussi di lavoro. Oggi hanno molta complessità da gestire, e per aiutarli dobbiamo rendere più semplici logistica e trasporto. Come fare? Dobbiamo pensare a migliorare operazioni e intelligenza muovendoci con ritmi veloci”.

 

AUTOREThor Olavsrud
FONTECIO
CWI.it
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