Seppur basata principalmente su professionisti di sicurezza IT statunitensi (per la precisione 800), la nuova ricerca di Bitglass sull’approccio delle aziende in ambito BYOD rilasciata nelle scorse ore offre diversi spunti di interesse anche a livello globale. Lo studio, basato su interviste rivolte a professionisti che operano nei settori dei servizi finanziari, della tecnologia, della sanità, della pubblica amministrazione e della scuola/università, ha messo in luce come il 72% delle aziende campionate adotti un modello BYOD per alcuni o per tutti i dipendenti.

Al primo posto, come sostenitrici della pratica “bring your own device” e nonostante le normative stringenti sulla protezione dei dati tipiche di questo ambito, si attestano le aziende finanziarie, mentre all’ultimo posto, con il 54% di tasso di adozione del BYOD in azienda, troviamo la pubblica amministrazione.

Scendendo però più in profondità, si scopre come l’adozione vera e proprio di un modello BYOD in azienda sia inferiore al suo supporto teorico e come, nel 30% dei casi, si pensava che i device personali sul posto di lavoro avrebbero avuto più spazio e una maggior diffusione rispetto alla realtà dei fatti.

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A frenare le pratiche BYOD contribuisce essenzialmente il fattore sicurezza. Sono infatti poche le aziende che, pur adottando questo modello, hanno gli strumenti necessari per controllare al meglio i dispositivi dei lavoratori e assicurarne una protezione efficace. Il rischio che uno smartphone di un dipendente con accesso a dati aziendali possa essere hackerato o perso è insomma ancora molto sentito, con addirittura il settore universitario con solo il 18% dei casi di sistemi per il controllo degli accessi.

Percentuale che scende ulteriormente (14%) in relazione all’installazione di una piattaforma di Mobile Application Management (MAM), ritenuta da molti troppo invadente e non conforme a diverse policy legate alla privacy dei dipendenti. Ciò si verifica soprattutto nelle PMI (52%) e nel settore tecnologico (44%), mentre dove è maggiormente avvertito il problema sicurezza è nelle grandi aziende, soprattutto in quelle che si occupano di sanità (90%) e di finanza (81%). In effetti, guardando al dato del 39% di utenti BYOD che hanno scaricato malware sui propri dispositivi personali che poi utilizzano anche al lavoro, i timori sulla sicurezza non sono affatto campati in aria.

Eppure il BYOD è molto diffuso e apprezzato per diversi motivi. Il primo è la soddisfazione degli stessi dipendenti, mentre in seconda posizione troviamo la produttività e la comodità, legata a sua volta alla mobilità dei dispositivi. L’85% dei dipendenti ricorre al BYOD per e-mail, agenda e contatti, mentre il 40% per la creazione e la gestione di documenti. Seguono altre esigenze come la condivisione dei file e l’accesso alla rete aziendale.

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