Paolo Magrassi
Fisico teorico rifugiatosi nell'IT, Paolo Magrassi si occupa da sempre di technology transfer, R&D, consulenza strategica. E' partner e/o consigliere di aziende high-tech in tre continenti. prosegui >>
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UsAndThem
Italia-USA: provocazioni di Paolo Magrassi
La situazione finanziaria mondiale è, come sappiamo, gravissima.
Alle perdite che hanno già avuto luogo (il crollo delle borse, i titoli Lehman, la crescita delle rate dei mutui) potrebbero aggiungersi ben altri e peggiori sfracelli. Se i risparmiatori ritirano i loro quattrini, le banche (anche quelle commerciali) cominceranno a fallire davvero. Se le banche non prestano il denaro, le imprese non possono funzionare: dismettono attività e licenziano personale. Consumatori licenziati e risparmiatori dissanguati comprano meno beni e servizi, il che penalizza ulteriormente le imprese. Lo Stato incassa meno imposte e al contempo deve sostenere finanziariamente sia le banche sia i lavoratori attraverso gli ammortizzatori sociali; in questo modo, aumenta il debito pubblico e cala proprio la capacità dello Stato di sostituirsi alle banche insolventi nei confronti dei risparmiatori, che dunque vengono penalizzati ulteriormente. Infine, il mondo odierno è fortemente interconnesso: non abbiamo idea di quanto poco tempo potrebbe essere necessario per restare senza gas naturale o senza benzina. Meglio non pensarci! Quanto al mondo ICT, poi, questo sarebbe tra i primissimi a essere devastati, in quanto spesa corrente che le aziende possono controllare: anche se la situazione non peggiorerà rispetto a quella attuale, per il 2009 possiamo attenderci blood sweat and tears nel settore ICT.
Ora il punto è: come evitare che si verifichi lo scenario peggiore, ossia che la situazione odierna, 7.10.2008, degeneri in crisi globale interconnessa e devastante (MOLTO peggiore di quella del 1929)? La risposta è semplice: evitando di far sì che il PANICO prenda il sopravvento.
E’ scientificamente dimostrato che il panico è di gran lunga il più forte determinante delle gravi crisi economiche e finanziarie. Se verrà una crisi tipo ‘29 o peggiore, il 20% sarà per colpa degli errori dei banchieri ma l’80% sarà colpa del panico. Panico tra i manager della finanza, tra gli investitori istituzionali e tra i consumatori/risparmiatori.
Ecco allora che ognuno di noi, anche se non è banchiere, capitano d’industria o persona di governo, può fare la sua parte, evitando di contribuire a diffondere il panico e anzi lanciando a TUTTI i propri interlocutori messaggi sdrammatizzanti. Gli informatici sono persone RAZIONALI e dunque sono la gente giusta alla quale appellarsi in questi termini. Diffondiamo dunque tutti, ciascuno nel suo ambiente e con tutti i suoi interlocutori, messaggi tranquillizzanti, pacati, ironici. La crisi verrà superata. Non bisogna vendere. Non bisogna prelevare i soldi in banca. Non bisogna menare gramo in ufficio e nei blog con discorsi catastrofistici. Se manteniamo la calma, qualcuno di noi perderà qualcosa ma eviteremo che quasi tutti perdano quasi tutto.
Poi, ci sarà il tempo per fare i conti a) con gli scellerati finanzieri che ancora una volta (ricordiamo tutti ancora la bolla della new economy) hanno rovinato tutto, per ingordigia e per incompetenza e b) con coloro che li hanno lasciati fare senza controllarli.
15 commenti a “Menare gramo”
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ottobre 7th, 2008 at 4:27 pm
Accidempolina…anzi…’azzarola !
Detto che la situazione lascia attoniti tutti, tranne i banchieri e i vari sciacalli del mondo della Finanza che intanto si sono fatti ricchi a spese nostre…Paolo titola “menare gramo” ed effettivamente ieri già nel mondo IT sono successi dei macelli ! SAP ha emesso proprio ieri mattina (quando si dice la sfiga !!!) un profit warning non così drammatico, ma con la classica seriosità dei tedeschi. Apriti cielo! Proprio ieri !
Risultato, il titolo SAP ha perso ieri il 16% a Francoforte ed oggi viaggia ad oltre -7%…
Nuovi fantasecnari possibili ? SAP fra poco molto più scalabile di prima ?
Boh…qui, a parte i “fighetti della City” arrichitisi a sbafo, non possiamo che pregare la Madonna di Loreto o chi altro volete e sperare solo che, come dicevano a Napoli,”ha da passà a’nuttata…”
Sperèm !!!
Enrico
ottobre 7th, 2008 at 5:30 pm
Le considerazioni di Magrassi sono di puro buon senso e totalmente condivisibili. Il problema è che cose simili si dicevano anche ai tempi del crollo della New Economy, e non è servito a niente: tutto si sta ripetendo, anche se stavolta il problema è molto più grave perché non si limita al settore hi-tech.
Tutto si sta ripetendo perché ai vertici delle banche e degli organismi di controllo è rimasto lo stesso mostruoso livello di ignoranza, incompetenza e ottusità, sostenuto da una impunità inconcepibile. Sarò banale, ma questi signori, i grandi manager, sono pagati tantissimo proprio perché le loro responsabilità sono grandissime. E se si dimostrano incapaci, devono pagare tantissimo.
Se come in questo caso si dimostrano responsabili delle disgrazie di milioni di persone, devono scontare anni e anni di galera. E invece siamo qui a discutere se lasciare o no che se ne vadano con le loro liquidazioni milionarie…
ottobre 7th, 2008 at 5:54 pm
Sono d’accordo. L’incompetenza e la rapacità dei livelli decisionali finanziari e l’inadeguatezza dei relativi sistemi di controllo sono disarmanti.
Dovremo forse stupirci che laddove ci sono tanti soldi facili abbiano anche luogo comportamenti poco ortodossi?
E che dire di coloro che credono che i mercati possano funzionare da soli, quando decenni di ricerche scientifiche, a volte culminate anche in premi Nobel, hanno mostrato che ciò è impossibile?
ottobre 7th, 2008 at 6:32 pm
Caro Magrassi non posso che concordare con la tua lucida diagnosi. Questa crisi, in parte annunciata, ha poco a che fare con l’ICT, se non per il ruolo che giocano le reti finanziarie e il web come strumento di amplificazione della comunicazione mondiale. Sono personalmente convinto che usciremo con qualche ferita, ma usciremo in fretta anche da questo ulteriore baratro scellerato, innescato nel paese che molti continuano a considerare come “culla” dei più innovativi modelli di management aziendale (e quindi anche dei modelli finanziari!).
ottobre 7th, 2008 at 7:03 pm
Dietro il problema credo ci sia sempre un’opportunità (ovviamente ben nascosta…)
Provo a dare una vista diversa della situazione, con un pò dell’ottimismo chiesto da Paolo, e praticabile per chiunque avesse qualche soldino da rischiare.
Parmalat è un’azienda senza debiti (grazie al famoso crac), che fa buoni utili, ha un business a prova di crisi, ha in cassa 1 miliardo di euro in attesa di essere investito e molti altri soldi in arrivo con varie cause contro le banche USA che Bondi trasformerà presto in cash
Apple in pancia di miliardi di dollari ne ha ben 14, un cash flow da paura e una posizione invidiabile sul mercato. Situazione simile per Google.
Tenaris e Saipem fanno utili e crescono da sempre, hanno un portafogli ordini mostruoso buono per vari anni a venire e sono leader mondiali in settori in pieno sviluppo (tecnologie per l’estrazione del petrolio)
Queste aziende, solo come esempi, oggi le si compra al 50 e anche 60% di sconto e non sono fuori moda, vanno più che bene anche gli anni prossimi…
Ce ne compriamo un pezzetto al 2×1, o forse conviene aspettare addirittura il 3×1?
ottobre 7th, 2008 at 7:17 pm
Caro Paolo (Pasini), la tua chiusa ironica è molto intrigante.
A differenza di quanto tu sembri adombrare, io penso che sia possibile continuare a credere che gli USA siano la “culla dei più innovativi modelli di management aziendale (e quindi anche dei modelli finanziari)”.
Chi continuerà a crederlo? Chi pensa che A) l’economia e l’etica siano intimamente scorrelate e inconciliabili e che B) i responsabili dell’attuale sfacelo se la caveranno alla grande, mentre risparmiatori, consumatori e contribuenti pagheranno il conto.
Due credenze opinabili fin che si vuole, ma certo non peregrine né manifestamente infondate.
ottobre 7th, 2008 at 7:20 pm
Giorgio,
io condivido il tuo punto di vista. Bisogna comprare adesso aziende solide e promettenti. E’ anche un modo per riciclare posizioni decotte che tutti coloro che hanno qualche risparmio hanno ormai accumulato in queste settimane.
Il problema è che a forza di aspettare il 3×1, finisce che non si combina nulla!
ottobre 8th, 2008 at 10:54 am
Caro Paolo,
Sono d’accordo di non essere catastrofisti e credo anche che come al solito la televisione stia cavalcando alla grande il problema aumentando l’ansia collettiva.
Ora però qualche considerazione banale:
- da quanti anni sappiamo che il capitalismo è un modello soggetto a crisi ricorrenti?
- quando l’economia è al 80/90% incentrata su servizi finanziari invece che su reale e fisica produzione è così difficile aspettarsi dei crack?
- è così una novità che persone pagate per fare soldi alla fine si inventino di tutto, aggirando anche l’etica, pur di ottenere i propri obiettivi?
- da quando esiste un così forte controllo nel mondo finanziario sapendo che Parmalat, Cirio, Enron, etc.. sono fenomeni mondiali e nessuno li ha evitati?
- è vero o no che future, bond e menate varie sono stati inventati solo per amplificare le possibilità di fare soldi?
- è vero o no che ogni tentativo di mettere briglie a questo sistema economico è sempre stato additato come deleterio e limitante?
E così si può continuare per ore ed ore…
La verità è che qualcuno si è di colpo risvegliato e si è reso conto che l’economia è un castello di carte e che basta una farfalla per far crollare tutto (ennesima banalità).
Ora, da buon ingegnere, leggo la richiesta di non vendere e di aver fiducia come un bellissimo ammortizzatore che cerca di impedire al sistema di continuare ad oscillare fondamentalmente perchè il sistema è fuori controllo (questa non è una banalità se la leggete correttamente ed in profondità ed è anche la soluzione alla maggior parte dei problemi).
Io non ho azioni, non ho bot… ma ho solo 15 anni di mutuo da pagare.
Lavoro nell’IT da 12 anni e probabilmente andrò in pensione tra 30 anni con metà pensione rispetto a chi ha fatto 9 anni e 6 mesi quando sono entrato nel mondo del lavoro.
Non ho dubbi: io sarò uno di quelli che pagherà sulla mia pelle quanto sta succedendo, mentre il Profumo della situazione continuerà a prendersi 9,5 M€ di stipendio.
PS: non sempre i luoghi comuni sbagliano…
ottobre 8th, 2008 at 11:39 am
Alex, se hai un mutuo a tasso fisso, sei in una posizione invidiabile, perché oggi è meglio avere debiti che crediti.
Se hai un mutuo a tasso variabile, è anche tuo interesse personale, e non solo vagamente civile, operare affinché il panico non prenda il sopravvento.
(Per oggi, 8 ottobre, questa esortazione non è stata raccolta dai mercati azionari)
Passata la bufera, ci prenderemo cura dei problemi del mondo… (”Cras ingens iterabimus aequor”)
ottobre 8th, 2008 at 12:30 pm
Condivido in pieno l’articolo di Magrassi. I media stanno gettando benzina sul fuoco e sarà il panico a fare i danni maggiori. Ad un grande crollo segue sempre una risalita, ci vorrà del tempo. Sicuramente chi esce dalla borsa adesso semplicemente consolida la perdita, l’unica possibilità è aspettare la quiete dopo la tempesta. Intanto secondo me i grossi investitori stanno, come al solito, comprando buone azioni a prezzi stracciati. I piccoli risparmiatori entrano in borsa e comprano quando i prezzi sono alti, i grandi investitori fanno esattamente il contrario. E’ successo anche con il boom immobiliare, tutti a comprare casa a prezzi assurdi, mentre adesso il mercato si sta sgonfiando e si riesce a comprare molto meglio.
La bolla della “new economy” è stata molto diversa: chi lavorava in quelle aziende si rendeva perfettamente conto di come stavano le cose, io personalmente all’epoca rifiutai compensi in stock-options e preferii moneta sonante, perché capivo che l’azienda in cui ero non valeva per nulla la cifra per cui era quotata in borsa.
Le persone spesso agiscono finanziariamente in maniera irrazionale, è come se si andasse a fare spesa sempre solo fuori dal periodo dei saldi. Condivido l’idea che proprio adesso sia il momento di comprare a prezzi buoni azioni di aziende sane.
ottobre 8th, 2008 at 4:27 pm
Scusa Paolo,
ma i comuni mortali tolgono i soldi per metterli dove? I finanzieri che continuano a sbagliare perché non vengono puniti e obbligati a rifondere. Non sarà mica che è il sistema che è fuori controllo o che solo pochissimi lo gestiscono a loro favore?
saluti
ottobre 8th, 2008 at 5:47 pm
Fabio, penso anch’io che la finanza sia una faccenda a favore di pochi.
Non sono solo i risultati adesso sotto i nostri occhi a farmi ritenere questo. Ci sono fior di studi economici che mostrano come il mercato perfetto non esista e come si tratti di un “gioco” nel quale pochi si approfittano dei molti. Basta leggere von Neumann, Morgenstern, Nash, Stiglitz (tra questi, due premi Nobel).
Naturalmente ciò non esclude che, localmente, un estraneo possa sedersi al tavolo e vincere una o due mani.
In questo momento, per esempio, ci sono aziende dagli ottimi fondamentali e con prospettive discrete anche in ipotesi di recessione (ci sono beni e servizi che i consumatori comprano per forza), le cui azioni si possono comprare per pochi soldi.
ottobre 12th, 2008 at 9:24 am
Chi sta comprando?
ottobre 12th, 2008 at 11:24 am
A Vincenzo: io sto comprando.
novembre 13th, 2008 at 10:55 am
io credo che l’IT ha subito e subirà un rallentamento, inevitabile. Con l’elezione di Clinton/Gore sono state lanciate le autostrade informatiche, ne abbiamo beneficiato tutti come operatori del mondo ICT. Se Obama manterrà le promesse lancerà le ‘autostrade ambientali’ il focus si sposterà sullo sviluppo dell’industria dell’ambiente, il mondo IT non la farà più da padrone, ma non diventerà marginale.
Insomma io sono moderatamente ottimista e credo lei abbia ragione, il panico e la paura non servono a nessuno. Saluti pm