Paolo Magrassi
Fisico teorico rifugiatosi nell'IT, Paolo Magrassi si occupa da sempre di technology transfer, R&D, consulenza strategica. E' partner e/o consigliere di aziende high-tech in tre continenti. prosegui >>
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UsAndThem
Italia-USA: provocazioni di Paolo Magrassi
Posso dire una cosa controcorrente sulla mitica banda larga?
L’Italia non è, tra quelli progrediti, un paese arretrato perché ha una banda “stretta”, ma perché il livello di informatizzazione è basso. Con le linee di trasmissione che ci ritroviamo già oggi si potrebbe fare moltissima telemedicina, sbrigare ogni tipo di corrispondenza, portare a termine quasi ogni pratica burocratica, scambiare online quasi tutti i documenti di interesse commerciale, legale, amministrativo.
L’Italia è un paese in cui persino l’email, che non richiede bande “larghe”, è clamorosamente sottoutilizzata. Vogliamo davvero raccontarci che tribunali, Asl, ospedali, assicuratori, banche, avvocati, commercialisti, notai, Inps, catasti, piccole e medie imprese non la usano perché la banda non è abbastanza “larga” e che la userebbero se disseminassimo il paese di fibre ottiche?
Gli italiani chiacchierano al telefonino più di ogni altro popolo del pianeta, ma un sondaggio commissionato da Telecom Italia un anno fa ha censito ben nove milioni di persone adulte che non hanno una connessione internet e non sono interessati ad averla.
Sono anch’io, come molti qui, molto più fan delle tecnologie soft che non del ponte sullo Stretto. Tuttavia credo che la nostra modernizzazione non si misuri in Megabit/sec ma in crescita culturale e organizzativa.
3 commenti a “Banda larga, Italia stretta”
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novembre 12th, 2009 at 6:04 pm
la banda larga serve nella telefonia mobile
novembre 13th, 2009 at 6:51 pm
Sarà … A me sembra già abbastanza “larga” così: fioccano le lamentele di gente che scarica filmati col videofonino (credendoli gratuiti) e poi paga bollette da capogiro ^_^
dicembre 23rd, 2009 at 12:43 am
sostanzialmente d’accordo almeno per come il punto è posto.