Paolo Magrassi
Fisico teorico rifugiatosi nell'IT, Paolo Magrassi si occupa da sempre di technology transfer, R&D, consulenza strategica. E' partner e/o consigliere di aziende high-tech in tre continenti. prosegui >>
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UsAndThem
Italia-USA: provocazioni di Paolo Magrassi
Leggevo ieri della nascita di un nuovo carrozzone, l’Arbitro Bancario Finanziario: una via ”rapida” (195 giorni!!) per tentare di risolvere alcune (non tutte) controversie tra consumatori e banche.
Anche in questo caso, come in parecchi altri di questi mesi, mi ha colpito la confusione che regna, nella mente dei dirigenti pubblici e privati italiani, intorno all’email certificata (PEC).
Il reclamo all’Arbitro Bancario Finanziario può essere inviato, dopo avere riempito un modulo che si scarica dal sito, per posta cartacea, oppure per fax oppure per PEC. L’email ordinaria, ossia quella non certificata, non viene accettata.
Il burocrate, dunque, crede che la PEC equivalga a un fax.
Quel che è peggio, crede che ci sia una qualche differenza tra un fax e una comune email (non certificata), e non accetta ques’ultima.
Crede, cioè, che dopo aver compilato il modulo e averlo firmato, se io lo scandisco con lo scanner e lo invio come un allegato a una comune email, ciò sia sostanzialmente differente dal caso in cui io, invece, lo invio tramite fax.
Il burocrate non capisce che in entrambi i casi io gli sto inviando una IMMAGINE del documento originale.
Il burocrate non capisce che se io gli spedisco un fax da un numero a lui sconosciuto (e magari oscurato), non esiste alcuna prova che chi sta spedendo il fax sia effettivamente il signor Paolo Magrassi: esattamente come nel caso in cui io gli invio un’email (ordinaria).
Il burocrate non capisce neppure che se io stampo il modulo e glielo spedisco per posta raccomandata, non esiste alcuna prova che il mittente sia il signor Paolo Magrassi. Egli, infatti, non conosce la mia firma.
Solo nel caso dell’email certificata, esiste la prova dell’identità del mittente.
Prova che, tuttavia, è necessaria o utile solo in un numero ristretto di casi (stipula di contratti, atti giudiziari, …).
Per esempio, la prova dell’identità dello scrivente non è richiesta per attivare la procedura di accesso all’Arbitro Bancario: infatti, l’accesso può avvenire anche via posta o via fax, oltre alla PEC.
Perché, allora, l’Arbitro Bancario pretende che io, se scelgo di rivolgermi a lui per email, debba utilizzare l’email certificata e non possa utilizzare quella ordinaria, con sano allegato PDF e la mia firma in facsimile (come sul fax)?
Avete notato che, in tutta la P.A. ma ormai anche in tutti i settori afferenti, si considera “seria” solo la PEC, e si snobba l’email ordinaria?
Perché non accettano l’email? Secondo voi, ce sono o ce fanno?
Ossia: i burocrati vogliono solo la PEC perché non capiscono la questione, oppure vogliono solo la PEC per essere lasciati in pace (sono pochissimi i cittadini che l’utilizzano)?
Il mio modesto parere è che la PA semplicemente non comprenda il potenziale della posta elettronica (ordinaria) come strumento che può anche migliorare le sue condizioni di lavoro, e non solo la qualità dei servizi agli utenti.
2 commenti a “Ignoranza certificata?”
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novembre 3rd, 2009 at 12:11 pm
Stando alla legge anch’io sarei obbligato da novembre ad avere un indirizzo PEC. Ma siccome nessuno mi ha mai chiesto l’indirizzo PEC non mi affretto. Così com’è, la PEC mi sembra solo un modo ‘proprietario’ per interagire one-to-one con l’amministrazione pubblica. Un modo per mandare solleciti con valore legale o sostituire la vecchia Raccomandata RR che bloccare i termini di qualche scadenza. Ma il problema resta: ci sarà mai qualcuno dall’altra parte a leggere la mia mail PEC? Oppure devo comunque andare in un ufficio con le prove dell’e-mail inviata, obbligando l’impiegato a darmi retta? Abbiamo già felicemente soppresso rapporti one-to-one con banche ed enti pubblici imparando a interagire direttamente con i loro computer (le miriadi di account con home banking, INPS, Agenzia delle Entrate…) che ce ne facciamo della PEC?
novembre 3rd, 2009 at 4:52 pm
Exactly, Peter.