Italo Vignoli
Italo Vignoli

Italo Vignoli è presidente del PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org, l’associazione che raccoglie la comunità dei volontari italiani che promuovono la suite di produttività open source più diffusa nel mondo.
Nella vita di tutti i giorni, è partner e presidente di Quorum PR, agenzia di relazioni pubbliche con un forte orientamento verso l’integrazione tra i media tradizionali e i “social network”.
Ha quasi trent’anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione delle aziende high-tech a livello sia italiano che internazionale, e nell’ambito della Federazione Italiana delle Relazioni Pubbliche ha la delega per l’attività sui social network.
Dal 1984, è collegato in rete con un PC portatile e un sistema di messaggistica o di posta elettronica, a dispetto di una Laurea in Lettere dell’Università Statale di Milano conseguita grazie a una tesi nata sui tasti di una Lettera 22, la macchina da scrivere dei suoi primi articoli da giornalista sportivo e dei primi lavori di ricerca sulla geografia urbana.
E’ entrato nel mondo dell’information technology quando si è scoperto che è nato il 12 agosto del 1954 alle 12, con 27 anni esatti di anticipo sulla data e sull’ora dell’annuncio del PC IBM.
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Perche’ SistemAperto
10- 1 febbraio, 2010
Era una notte buia e tempestosa… In realtà, l’idea di SistemAperto è nata in un pomeriggio milanese di pioggia battente – un problema, per uno come me che viaggia in scooter per combattere il traffico della metropoli – nella redazione di Computerworld Italia. Stavamo facendo delle considerazioni sul mondo del software open source, quando mi è stato chiesto se avrei avuto la voglia – e forse il coraggio – di scrivere quello che stavo dicendo.
Avevo appena finito di sparare a zero su un paio d’aziende e di personaggi, senza cattiveria ma in modo coerente rispetto alla mia visione del mercato: il software open source in Italia diventerà “grande” solo quando l’ecosistema la smetterà di dare contro alle aziende del mondo proprietario – in modo spesso strumentale – e comincerà a sviluppare il proprio modello sulla base di solide regole di business (e soprattutto a fare un po’ di marketing).
Io sono un animale strano nel mondo open source, dove sono arrivato per scelta incuriosito dal progetto OpenOffice.org (in tempi non sospetti, quando nessuno avrebbe mai ipotizzato un successo delle dimensioni di quello attuale). Ho fatto tutta la mia trafila, cominciando come marketing contact del progetto per l’Italia, e sono diventato prima consigliere e poi presidente dell’Associazione PLIO, mentre a livello internazionale faccio parte del team di coordinamento delle attività di marketing, dove sono – di fatto – il principale ispiratore delle strategie di comunicazione (anche se queste, nei diversi Paesi, vengono spesso implementate da sviluppatori prestati al marketing, che fanno qualche ingenuità di troppo).
Per promuovere OpenOffice.org in Italia, ho utilizzato le stesse strategie di marketing e comunicazione che ho imparato in anni di lavoro come consulente delle aziende del mondo proprietario. I risultati sono arrivati immediatamente, e questo mi ha consentito di guadagnare la fiducia della comunità. OpenOffice.org è passato da progetto per pochi intimi – i duri e puri dell’open source – a movimento di massa, dove il nucleo della comunità è composto da tutti coloro che hanno maturato e metabolizzato una coscienza dell’open source (e quindi contribuiscono, in un modo o nell’altro, alla crescita del progetto) ma la maggioranza è composta da semplici utenti.
Certo, non tutti i progetti open source possono essere assimilati a OpenOffice.org, ma tutti devono essere analizzati in un’ottica di business e devono rispondere alle condizioni del mercato. Farò un’affermazione estrema: Richard Stallman ha avuto un’eccellente intuizione, ma non è stato capace di trasformare questa intuizione in un modello di business comprensibile per la maggioranza delle persone. D’altronde, cosa ci si può aspettare da uno che inizia a contare da zero e non da uno, come fa la totalità delle persone “normali”? Ergo, fino a quando il movimento open source continuerà a guardare un po’ troppo a Richard Stallman e un po’ troppo poco al mercato non riuscirà a uscire dalla nicchia degli early adopter.
Parliamo di business » Tag: Open Source, OpenOffice10commenti a questo articoloAggiungi un tuo commento...
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Se ho ben capito intendi che il movimento open source è ancora troppo legato al bit e poco calato nella realtà? Per quella che è la mia esperienza di utente poco evoluto del mondo Linux ho trovato sempre due fronti: uno molto disposto a collaborare e a condividere un altro invece molto chiuso e anche piuttosto permaloso al minimo segno di limitata competenza. Nessuno nasce imparato si diceva una volta…
Le faccio i complimenti per la decisione di inaugurare, almeno qui in CW, un blog (va bene blog?) su un tema cosi attuale ma da molti trascurato qual’è l’Open Source. Dovrà impegnarsi non poco per far comprendere la ‘rivoluzione’ ormai partita ad una massa di informatici italiani dai ‘fondamentali’ a dir poco discutibili. E mi creda il problema non sta nell’essere orientati prevalentemente al bit o al mercato.
La seguirò con attenzione. Auguri.
Dario
Complimenti! In realtà era proprio ora che CW cominciasse a dedicare un’attenzione specifica e professionale all’open source…
Concordo al 100% con la tua, per quanto succinta, analisi: oltre ad una “sana” spinta idealistica, è necessario che i modelli di business stiano sul mercato. Ed i modelli di business per l’open source capaci di stare sul mercato ci sono (in realtà più di uno), e sono per lo più ignoti (per ignoranza e/o pigrizia) agli operatori del settore, aziende, acquirenti, per non parlare della politica…
Un certo sforzo si sta diffondendo per spiegare ciò agli acquirenti; poco vedo fare per spiegarlo alle aziende.
I media, come CW, in questo hanno un ruolo importante che deve essere ancora utilizzato seriamente.
Do il benvenuto a questa nuova rubrica, cui auguro pieno successo.
Mi sono, da sempre, considerato un po’ “allergico” al tema Open Source…saranno forse i troppi anni passati a guidare un’azienda di software proprietario…?
Ma, allergia a parte, è fenomeno che seguo con attenzione e di cui ho scritto anche nel mio Blog.
Giusta l’osservazione che Open Source è un percorso da sviluppare accanto, e non come totale alternativa, ai software proprietari.
Trovo radicalmente sbagliato puntare su Open Source come fosse una crociata contro il software proprietario, “l’infedele”…
E di questo atteggiamento purtoppo si pavoneggiano taluni “paladini” nostrani dell’Open Source.
Ma visto ciò che producono e realizzano non so se chiamarli, appunto, paladini o venditori di fumo…
Per non parlare di chi spinge Open Source, in particolare soluzioni Open Office, solo per “non pagare più le licenze a Microsoft”…e ne ho incontrati…
Non la chiamerei scelta stragegica…userei modi più coloriti ma voglio essere “polite”.
La chiave è a mio giudizio la combinazione di Open Source in nicchie od aree specifiche attorno ai software proprietari; e qui si possono fare belle cose.
Complimenti ancora per l’iniziativa ed in bocca al lupo !
Enrico Negroni
Quattro commenti in meno di ventiquattr’ore vanno oltre le mie più rosee aspettative… Ci sono spunti a sufficienza per un secondo post (certo, questo è un blog, e non credo ci sia altro modo di definirlo), in cui approfondire il tema dei rapporti tra mondo proprietario e mondo open source.
Oggi sono stato a un evento Microsoft (strano ma vero, ho rapporti migliori con Microsoft che con alcune aziende e personaggi “open”, l’azienda “bandiera” del mondo proprietario, per parlare di interoperabilità e – in un certo senso – di open source.
L’argomento è attuale, e molti – troppi – ne parlano a sproposito. Ci divertiremo.
Ciao Italo,
anche da parte mia i complimenti per aver accettato questa sfida.
Faccio parte di quelle persone che da circa 7 anni si occupa di Open Source e che da 5 anni gestisce un’azienda di servizi che opera esclusivamente su tecnologie Open.
Condivido quello che scrivi, in particolare sul tema del marketing. Purtroppo pero’ non è sempre facile trovare le risorse per fare bene la parte tecnica e anche quella marketing. Negli ultimi tre anni ho potuto constatare alcuni importanti cambiamenti, sia per quanto riguarda l’offerta sia per quanto riguarda gli utenti. Vedo alcune aziende Open gestire molto bene la comunicazion e il marketing, vedo utenti sempre più informati e con meno pregiudizi. Non ha alcun senso la guerra tra open e closed, sempre più assisteremo ad ambienti misti. La sfida dell’open sarà quella di conquistare gli utenti non tanto per la super tecnologia, piuttosto per la semplicità e l’affidabilità.
Molti sviluppatori che seguono la corrente di Stallman non condividono il concetto di Open Source gestito dalle aziende, peccato pero’ che buona parte dei progetti più diffusi, Linux in testa, non sarebbe arrivato allo stato attuale, senza il contributo delle aziende. Ho una grandissima stima e ammirazione per Stallman, la FSF rimane comunque un punto di riferimento e controllo. Credo tuttavia che l’approccio di Eric Raymond e Torvalds siano più adatti a sostenere la crescita e la diffusione del software Open Source.
Condivido pienamente il discorso sulla relazione Stallman-Open Source (o meglio, Free Software).
Finchè ci sarà una rigida contrapposizione tra software Open Source e software proprietario, l’uno il bene e l’altro il male, ci sarà poco spazio per la diffusione di progetti Open anche di alto livello.
Le guerre di religione non portano mai nulla di buono…
Bello il commento di Italo : “…ho rapporti migliori con Microsoft che con alcune aziende e personaggi “open”, l’azienda “bandiera” del mondo proprietario, per parlare di interoperabilità e – in un certo senso – di open source.”
Condivido appieno !
Ho anch’io avuto modo di incontrare tra alcuni “paladini” dell’Open Source una forma di chiusura e posizioni sostenute che mi limiterei a definire becere.
Ma saranno paladini o solo una banda di gaglioffi…? Io la risposta ce l’ho, ma me la tengo per me.
Enrico Negroni
[...] proprio contento di avere visto Italo comparire tra le pagine di Computerworld online a bloggare di open [...]
[...] che si tratti di un tipo “concreto“. In particolare, mi ha colpito la frase del suo post d’apertura: “Fino a quando il movimento open source continuerà a guardare un po’ troppo a Richard [...]