La cinese Foxconn ha fatto un offerta da 27 miliardi di dollari per rilevare la divisione che progetta e produce i chip di memoria e flash nand di Toshiba. Come avevamo annunciato in gennaio, l’azienda giapponese aveva messo sul mercato uno dei suoi gioielli di famiglia per cercare di sanare i gravi problemi di bilancio che la affliggono da diversi anni.

Da semplice produttore manifatturiero di prodotti elettronici per conto terzi (il cliente più famoso di Foxconn è Apple, per la quale realizza gli iPhone e altri prodotti), Foxconn sta acquisendo importanti tasselli di tecnologia e proprietà intellettuale, conquistando lo scorso anno una quota di maggioranza di Sharp, ed espandendo il proprio business aprendo siti di produzione in Nord e Sud America, Europa e Asia.

L’offerta di Foxconn sembra di quelle che non si possono rifiutare, sia perché è sicuramente generosa, sia perché le condizioni di salute di Toshiba sono recentemente peggiorate, anche in seguito al tonfo del colosso del nucleare americano Westinghouse Electric, acquisita da Toshiba nel 2006 e che a fine marzo ha presentato richiesta di fallimento.

Nel bilancio dei primi tre trimestri dell’anno fiscale, pubblicato dopo due rinvii, l’azienda ha presentato perdite per 4,5 miliardi di euro, ma come per le prime due volte, i revisori di PriceWaterhouseCooper non hanno rilasciato la certificazione dei conti.

“esistono eventi e condizioni materiali che sollevano dubbi sostanziali sulla capacità dell’azienda di continuare le attività”

I problemi di bilancio rischiano di generare un effetto a cascata che può avere conseguenze fatali per l’azienda. Un rating ribassato renderà più difficile e oneroso l’accesso al credito e apre al rischio che i creditori chiedano il rientro anticipato da alcuni dei prestiti. Ma c’è di più. In Giappone, alcuni importanti rami dell’azienda operano in base a una licenza governativa per costruzioni di tipo speciale. La licenza, in scadenza a dicembre 2017, richiede che l’azienda soddisfi alcuni stringenti requisiti di ordine finanziario, cosa che al momento l’azienda non è in grado di fare.

Per questi e altri motivi, Toshiba ha dovuto ammettere nel bilancio che “esistono eventi e condizioni materiali che sollevano dubbi sostanziali sulla capacità dell’azienda di continuare le attività”.

La perdita a favore della Cina di un tassello importante nel settore della tecnologia non è certo gradita al governo giapponese, che nel tentativo di tenere tecnologia e siti produttivi in mani giapponesi aveva partecipato all’asta con un’offerta fatta attraverso un fondo di investimenti controllato.

Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia, ha passato gli ultimi 20 anni a raccontare lo sviluppo della tecnologia e di internet senza perdere la passione per questi argomenti. Scrivigli su andrea.grassi@cwi.it o seguilo sui social network con i pulsanti qui sotto.
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