Licenze a tariffa d’uso: attenzione ai costi extra

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Quando un’azienda paga in base al consumo, vince solo se non gioca

È un po’ di tempo che si sente parlare di pagamenti basati sull’effettivo utilizzo dei prodotti, ma ora il concetto sembra ricevere un’attenzione maggiore dato che vendor e gestori di mercati sono alla ricerca di nuovi mezzi per attirare utenti.

L’idea è più o meno questa: dividi il costo della licenza in una serie di piccoli pagamenti mensili, e paga solo i servizi che usi veramente.

In teoria sembra un’ottima idea, anche alla luce della attuali difficoltà economiche generali, ma AMR Research ha studiato quali potrebbero essere gli impatti effettivi sugli utenti, e i costi non coperti dai servizi sono emersi molto rapidamente.

Il prezzo di una licenza non comprende tutti i costi
L’investimento iniziale è piccolo e tu paghi solo per quanto utilizzi, ma purtroppo in realtà la maggior parte degli utenti non trae alcun vero vantaggio da un contratto del genere. Molti finiranno per pagare di più rispetto all’acquisto di una licenza tradizionale.

Se i vendor o i gestori delle infrastrutture possono abbattere il costo della licenza, ben poco può essere fatto per ridurre gli altri investimenti necessari.

L’utente dovrà ancora investire tra l’80% e l’85% del costo totale del progetto per implementare un’applicazione significativa, spendendo in infrastrutture, aggiornamenti, systems integration, database, addestramento del personale e una miriade di altri costi tradizionali d’implementazione.

Pagare solo quello che si usa può danneggiare un progetto
Stipulando un contratto che prevede tariffe basate sulla quantità utilizzata, un’azienda può vincere solo se rinuncia a giocare.

L’impiego massiccio nato da un’iniziativa di successo può portare a spese 3-10 volte superiori rispetto a quanto costerebbe una licenza alle condizioni odierne, cioè fortemente scontata.

Molti vendor hanno dei prezzi di listino per calcolare le tariffe d’uso, ma nell’attuale congiuntura economica ogni cliente potrebbe ottenere forti sconti decidendo di acquistare la titolarità delle applicazioni. I vendor tendono a essere molto flessibili nei prezzi e nei bundle relativi alla vendita delle licenze, ma lo stesso non vale quando si parla di tariffe d’uso.

Le tariffe d’uso sono ancora ben lontane dall’essere vantaggiose
Molti esempi di mercati basati su beni che si sono trasformati in mercati basati su servizi possono essere individuati nel campo delle utility, delle telecomunicazioni, dei trasporti o delle industrie manifatturiere.

I fautori delle licenze a tariffa d’uso suggeriscono che la stessa transizione avverrà nel campo del software d’impresa e delle infrastrutture – di fatto ipotizzando che il cambiamento radicale sia ormai inevitabile. Anche se questo potrebbe essere vero sul lunghissimo periodo (diciamo un orizzonte decennale), l’evoluzione non sarà concretamente possibile finchè non scenderanno i costi di attivazione e riconversione delle applicazioni enterprise.

La verità è che non c’è mai stato un momento migliore di oggi per investire nel software:
* I fornitori stanno praticando gli sconti più alti di sempre. Gli utenti più accorti acquistano nuovo software prezzi che oscillano tra il 25% e il 40% del listino. Anche server e periferiche di rete sono fortemente scontate.

* Gli specialisti di systems integration lavorano a condizioni molto favorevoli.

* Le tensioni sul mercato del lavoro si stanno riducendo, ed è possibile assumere sviluppatori con stipendi ragionevoli.

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