Il 2016 è stato un anno di cambiamenti nel mercato del software enterprise. La competizione tra i fornitori SaaS si è fatta più accesa, il machine learning sta diventando una realtà per le aziende più grandi, i container stanno acquisendo popolarità.

Ecco alcune delle principali tendenze emerse nel 2016 di cui sentiremo ancora parlare l’anno prossimo.

Tutti sono nemici-amici

Sempre più aziende adottano prodotti software-as-a-service come Office 365, Slack e Box, e q questo alla collaborazione fornitori tradizionalmente rivali tra loro. Dopo tutto, nessuno vuole essere vincolato utilizzando un servizio che non funziona con gli altri sistemi critici esistenti.

Nel corso del 2016, c’è stata una valanga di partnership volte a migliorare i prodotti per i clienti comuni. Per esempio:

  • Slack e G Suite hanno unito le forze per integrare meglio il software di chat con strumenti come Docs, Sheets e Slides
  • Box ha lavorato con tutti quelli con cui è stato possibile. L’azienda di cloud storage ha annunciato il supporto per la memorizzazione di Google Docs e ha presentato una nuova applicazione realizzata con IBM
  • SAP e Microsoft hanno ampliato la loro partnership per offrire il database HANA in Azure, insieme a integrazioni per Office 365 con Fieldglass, Concur e SuccessFactors.

E questo è solo l’inizio. Attualmente, nemmeno i giganti come Microsoft controllare la totalità del software aziendale di un cliente. Non sarebbe sorprendente se il prossimo anno fossero annunciate altre partnership e collaborazioni che collegano servizi di fornitori che sono direttamente in concorrenza.

La buona notizia è queste partnership rappresentano un beneficio per i clienti. Due aziende che lavorano insieme per migliorare i loro prodotti offrono sicuramente un vantaggio all’utente finale.

Ci sono alcune linee che non si sono incrociate e non si incroceranno a breve (per esempio, non aspettatevi una integrazione Office/G Suite o Salesforce/Oracle), ma quasi tutto il resto sembra possibile.

L’apprendimento automatico si fa strada ovunque

L’ascesa del cloud computing ha reso possibile l’apprendimento automatico su larga scala. Oggi le società di software enterprise utilizzano i principi del machine learning per rendere sistemi intelligenti alla portata di tutti.

Salesforce ha introdotto “Einstein”, un insieme di tecnologie basate sul machine learning per migliorare la sua piattaforma. Microsoft sta usando l’apprendimento automatico per aggiornare Office, Google l’ha integrato nella sua G Suite, e l’elenco potrebbe continuare. Microsoft, Amazon e Google hanno lanciato API che permettono agli sviluppatori di integrare facilmente funzionalità intelligenti nelle loro applicazioni.

L’apprendimento automatico ha permesso alcune importanti novità. Il sistema AlphaGo di Google ha battuto il campione Lee Sedol nel gioco Go, finora ritenuto troppo complesso per un computer. Questo è solo un esempio di ciò che è possibile fare con il machine learning, che rappresenta uno dei principali campi di battaglia per i fornitori di applicazioni e piattaforme.

I principali fornitori appoggiano lo sviluppo low-code

Lo sviluppo definito “low-code” fa riferimento a modalità che semplificano la creazione di applicazioni aziendali, e nel corso dell’ultimo anno ha sperimentato un aumento della sua diffusione. I giganti dell’hi-tech sono entrati in un’arena già affollata di aziende che offrono capacità di questo tipo.

Strumenti come Google App Maker per i clienti G Suite, Microsoft PowerApps per Office 365 e Oracle Project Visual Code sono tutte nuove offerte progettate per supportare l’automatizzare dei processi di business e distribuire tale funzionalità all’interno di un’azienda.

I big si uniscono ad altri player come Appian, K2, SkyGiraffe, Salesforce e Quickbase, che sono tutti già in competizione su questo fronte. Uno dei più importanti elementi di differenziazione delle proposte di Microsoft e Google è che i loro strumenti sono legati alle suite di produttività offerte da ciascuna società.

Guardando al 2017, una delle domande fondamentali è se i clienti saranno davvero interessati a utilizzare questi nuovi strumenti. In un report pubblicato all’inizio del 2016, Forrester sottolineava che pochi operatori di piattaforme low-code potevano mostrare esempi di clienti non-sviluppatori che utilizzano i loro strumenti.

Allo stesso tempo, questi strumenti rendono realmente più semplice la creazione di applicazioni per gli utenti finali e possono quindi velocizzare lo sviluppo da parte di professionisti.

I bot arrivano online

Il 2016 è stato anche l’anno dei bot, sia per gli utenti consumer che aziendali. Gli interlocutori automatici sono spesso dipinti come utili per i consumatori, ma potrebbero anche rivelarsi utili per funzioni aziendali come rispondere alle domande comuni o svolgere funzioni ripetitive.

La creazione di bot è ancora in gran parte dominio di sviluppatori che hanno un po’ di tempo libero e lavorano su un progetto per passione, ma diverse aziende hanno introdotto strumenti per semplificare la creazione di bot.

Microsoft ha appena lanciato il suo servizio QnA Maker, che trasforma i documenti FAQ in chatbot in grado di gestire le richieste del customer service. Oracle ha presentato il supporto ai chatbot nel suo Mobile Cloud Service. Salesforce ha introdotto un servizio LiveMessage che collega gli utenti con i bot intelligenti attraverso il suo Service Cloud.

Questi esempi sono solo la punta dell’iceberg degli strumenti a disposizione: molte altre aziende stanno offrendo i propri servizi per creare bot.

Secondo Al Hilwa, analista di IDC, i bot appariranno presto nelle aziende attraverso sistemi progettati da produttori di software, ma ci vorrà tempo per vedere funzionalità progettate su misura.

“In termini di di sviluppo di bot personalizzati, ritengo che siano necessarie piattaforme più mature”, ha dichiarato via mail. “Mi aspetto che alcune di queste applicazioni di bot personalizzati emergano nel prossimo anno, fino a diventare qualcosa di comune entro la fine del decennio”.

I container sono sempre più utilizzati

Nel 2016 abbiamo assistito alla rivoluzione introdotta dai container. Molte aziende sviluppano strumenti per la creazione e la distribuzione di applicazioni che vengono eseguite all’interno di ambienti più piccoli, leggeri e portatili rispetto alle macchine virtuali tradizionali.

Uno dei vantaggi chiave delle applicazioni containerizzate è che gli sviluppatori possono lavorare ad esse su un personal computer prima che vengono distribuite su hardware server. Le applicazioni containerizzate possono essere trasferite senza modifiche e mantenendo intatte tutte le loro dipendenze.

È un modo per aumentare l’efficienza e migliorare l’affidabilità del prodotto finale. I container aiutano anche la creazione di applicazioni microservice, che utilizzano una serie di servizi indipendenti piuttosto che un insieme monolitico di funzionalità.

Quest’anno, Microsoft ha lanciato Windows Server 2016, che supporta container che girano sul suo sistema operativo, oltre a quelli più tradizionali su Linux. Questa release significa che gli sviluppatori abituati a lavorare con Windows Server possono containerizzare le loro applicazioni esistenti o svilupparne di nuove in un ambiente familiare.

IDC prevede che le imprese utilizzeranno i container per i benefici che offrono in termini di ottimizzazione ed efficienza delle infrastrutture. Secondo un report della società di analisi, la stragrande maggioranza delle applicazioni containerizzate sono applicazioni aziendali tradizionali che sono state spostate in un container.

Il mix tra applicazioni tradizionali migrate e applicazioni microservice continuerà a spostarsi verso queste ultime, ma IDC prevede che meno della metà di applicazioni enterprise in container saranno basate su architettura microservice entro il 2020.

 

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