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Andy Grove, fondatore di Intel, si è spento il 21 marzo 2016 all'età di 79 anni

Andy Grove, l’ex CEO di Intel che si è spento lunedì all’età di 79 anni, ha il merito di aver trasformato il produttore di semiconduttori in una delle aziende più importanti del mondo. Intel è stata fondata nel 1968 da Robert Noyce e Gordon Moore (a cui si deve la “Legge di Moore”), ma Grove era lì fin dall’inizio di un periodo incredibile per il settore informatico.

Nello stesso anno in cui Intel è stata costituita, il famoso informatico Douglas Engelbart ha tenuto una dimostrazione sulle potenzialità del computer. Di fronte al pubblico di una conferenza a San Francisco, Engelbart ha utilizzato un mouse, finestre, un sistema di videoconferenza, uno di elaborazione di testi e altre tecnologie per illustrare il futuro del computing. Questa “madre di tutte le demo” ha definito le possibilità future.

Nel 1971, tre anni dopo la fondazione di Intel e questa demo, ha fatto la sua prima apparizione il nome “Silicon Valley”.

Grove, laureato in ingegneria e con un Ph.D conseguito a Berkeley presso l’Università di California, è diventato Presidente di Intel nel 1979 e CEO dell’azienda nel 1987, e a lui si deve gran parte del merito per il successo di Intel.

RIP Andy Grove”, ha scritto su Twitter il venture capitalist e inventore Marc Andreessen, poco dopo che Intel ha annunciato la morte di Groves. “Il miglior imprenditore che la Silicon Valley abbia mai visto, e probabilmente che mai vedrà”.

Il tweet di Andreessen è sia elogio per Grove sia un epitaffio per la Silicon Valley. Le domande sottostanti sono queste: c’è qualcuno oggi nella Silicon Valley che può costruire un’azienda delle dimensioni di Intel? E’ ancora possibile farlo?

Grove temeva che la Silicon Valley stesse perdendo la sua capacità di “scalare” – di partire da qualcosa di piccolo, come una startup, e trasformarlo in qualcosa di molto grande.

Sotto la guida di Grove, Intel ha contribuito a creare l’ambiente iper-competitivo della Silicon Valley, un mondo in cui “solo i paranoici sopravvivono”, come egli ha scritto nel titolo del suo libro.

La concorrenza è il carburante della crescita, e oggi gli USA sono leader mondiale nei semiconduttori, ma di misura: nel 2014 detenevano il 51% del mercato globale.

Nel 2010, Grove dichiarò di essere preoccupato per il futuro del motore dell’innovazione tecnologica degli Stati Uniti. La sua perplessità non era la capacità dell’Asia di produrre a costi inferiori, ma il dubbio che gli Stati Uniti potessero avere successo senza la produzione.

Il problema di fondo non sono semplicemente gli inferiori costi asiatici”, ha scritto Grove in un saggio del 2010 per Bloomberg Business. “E’ la nostra fede mal riposta nel potere delle startup di creare posti di lavoro degli Stati Uniti”.

Grove riteneva che le startup, da sole, non possono aumentare l’occupazione nel settore della tecnologia. Ciò che serve è il processo di crescita, ovvero la capacità di creare aziende che impiegano migliaia di persone. Questo non succede più nella Silicon Valley.

Oggi, alcune delle aziende tecnologiche più valutate impiegano relativamente pochi addetti. Nel 2015, Forbes ha sottolineato che Snapchat è valutata 15 miliardi di dollari e impiega solo 330 dipendenti.

Si potrebbe dire, come molti fanno, che trasferire all’estero posti di lavoro non è un grosso problema, perché il lavoro ad alto valore – e gran parte dei profitti – rimangono negli Stati Uniti”, spiegava Grove nel pezzo di Bloomberg. “Può anche essere così, ma che tipo di società stiamo costruendo se questo significa persone ben pagate che svolgono un lavoro ad alto valore aggiunto – e masse di disoccupati?”.

Secondo Grove la macchina del lavoro si stava abbattendo su tutta l’economia. Stava scrivendo durante la Grande Recessione. Da allora l’occupazione è aumentata, ma nelle professioni legate alla manifattura le previsioni sono preoccupanti.

Il Bureau of Labor Statistics (BLS) degli Stati Uniti, in un recente aggiornamento delle sue previsioni sul lavoro, ha dichiarato che nei prossimi dieci anni le prospettive di lavoro per gli ingegneri elettronici ed elettrici saranno dello “0% – poco o nessun cambiamento”. L’IEEE-USA, la più grande associazione professionale di ingegneri negli Stati Uniti, ha commentato che le stime del BLS “sono probabilmente corrette”.

Grove ha riconosciuto che Intel si è formata in un periodo in cui era facile far crescere un’azienda. La Cina non era un fattore influente nel 1968.

Ma, con la perdita della produzione, gli USA hanno interrotto la catena dell’esperienza“, ha scritto Grove, secondo il quale serviva un nuovo sistema di incentivi e “una tassa supplementare sul prodotto del lavoro offshore”.

Alla fine del 2014, Intel aveva 106.700 dipendenti in tutto il mondo, circa il 51% dei quali con sede negli Stati Uniti.

La Cina, nel frattempo, ha avviato una strategia formale per raggiungere il dominio nell’industria dei semiconduttori. Secondo alcuni funzionari del governo degli Stati Uniti, il suo Piano Nazionale per lo sviluppo dell’industria dei circuiti integrati punta alla leadership mondiale “in tutti i settori della filiera dei circuiti integrati entro il 2030”.

Grove potrebbe essersi sbagliato sui rischi dell’esportazione dei processi produttivi. Gli sviluppi nel campo della robotica, delle macchine a guida autonoma e dell’intelligenza artificiale potrebbero portare a diversi tipi di nuove imprese e industrie.

Anziché andare verso il suo declino, la Silicon Valley potrebbe essere in una fase di passaggio da una economia un tempo basata sui computer a qualcosa di più potente. Forse una nuova generazione di persone con le capacità di Andy Grove saprà capirlo e trarne vantaggio. Ma fino ad allora, rimangono la sua eredità e il suo avvertimento.

 

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