04 luglio 2012 – Il Parlamento Europeo ha bocciato il controverso accordo anti-contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) con 478 voti contro e 39 a favore. Il risultato, ampiamente atteso a livello internazionale, ignifica che il trattato non può diventare legge nell’Unione Europea e in nessuno dei singoli stati membri. L’accordo era stato firmato dalla Commissione Europea e dai 22 Paesi membri a gennaio ma, a seguito delle proteste civili in tutta Europa, molte nazioni hanno fatto marcia indietro. Il punto più critico è il capitolo digitale, che, secondo gli oppositori, permette ai governi nazionali di spingere i provider di servizi Internet a sorvegliare i propri utenti.

L’accordo è stato a lungo negoziato in segreto, fino a quando Wikileaks ne ha reso pubblica una bozza, nel 2008. Il parlamentare europeo Kader Arif, di nazionalità francese, incaricato della supervisione dell’accordo, ha rassegnato le sue dimissioni in gennaio, definendo le negoziazioni una messinscena.

In aprile, il supervisore europeo delle protezione dei dati ha criticato l’accordo anti pirateria, avvisando che avrebbe potuto portare a un controllo di Internet troppo ampio e alla violazione del diritto alla privacy.

Al crescere delle pressioni sul Parlamento, la Commissione Europea ha chiesto il parere della Corte di Giustizia europea. I rappresentanti dell’European People’s Party hanno chiesto di attendere il parere della Corte di Giustizia, prima di votare in Parlamento, ma sono stati messi in minoranza con 420 voti contrari e 255 favorevoli. Nonostante il voto contrario espresso oggi dal Parlamento, la Corte di Giustizia sta ancora esaminando se il trattato è compatibile o meno con la legge europea, ma a questo punto si tratta solo di una questione accademica.

Il trattato internazionale può entrare in vigore solo se è ratificato da sei degli undici sottoscrittori: Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Marocco, Messico, Nuova Zelanda, Singapore, Stati Uniti, Svizzera e UE. Il Messico si è già tirato indietro, mentre il Giappone, nazione dove è stato firmato il trattato, sta avendo dei ripensamenti.

Jennifer Baker