E se gli hacker attaccano le automobili? Motori bloccati, freni fuori uso e altri guai

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Auto Hacker

Con un laptop collegato alla diagnostica e comandato da remoto si possono violare i sistemi informativi di bordo. “Per ora rischio basso, ma molto presto il pericolo può diventare serio”

Una ricerca di un centro universitario americano sui sistemi informativi di bordo delle automobili fa nascere dubbi inquietanti sulla sicurezza di questi sistemi e sulla possibilità da parte di malintenzionati di interferire con il loro funzionamento, con pericoli facilmente immaginabili.

Collegandosi infatti a una porta standard per i computer di diagnostica, presente su tutte le auto uscite negli ultimi anni, i ricercatori del CAESS (Center for Automotive Embedded Systems Security, una collaborazione tra University of Washington e University of California), sono riusciti a fare alcune cose potenzialmente molto spiacevoli.

Qualche esempio? Freni disattivati, motore messo fuori uso, avvisi falsificati sul cruscotto digitale, e portiere bloccate con i passeggeri all’interno.

Le descrizioni e i risultati di queste sperimentazioni sono contenuti in un documento dal titolo ‘Experimental Security Analysis of a Modern Automobile’, che verrà presentato All’IEEE Symposium on Security and Privacy, in programma la prossima settimana a Oakland (California). Il lavoro è stato finanziato dalla U.S. National Science Foundation.

Le prove sono state effettuate su una pista di atterraggio in disuso dell’aeroporto di Blaine (Washington), ai confini tra USA e Canada. In una, i ricercatori hanno violato il sistema di controllo elettronico dei freni di un’auto, prima impedendo la frenatura al test-driver, che non è riuscito ad azionare i freni in nessun modo, e poi azionando i freni a distanza, e fermando l’auto senza che il guidatore potesse farci niente.

Le altre prove hanno ottenuto i risultati accennati sopra: blocco totale delle portiere, spegnimento irreversibile del motore, e così via. I test sono stati condotti collegando un laptop al sistema di diagnostica dell’auto, e controllandolo poi da remoto attraverso un collegamento wireless.

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commento a questo articolo

  1. jeg1500 scrive:

    Ciò che avvilisce è constatatare che esistano dei poveri “deficenti” che invece di cercare il successo in nuove imprese costruttive per l’uomo, lo cercano nelle forme distruttive, impedendo l’evolversi dell’uomo stesso.
    Considerato che esistono purtroppo esseri umani del genere, attivi per distruggere piuttosto che per creare, ogni dispositivo dovrà essere munito di un algoritmo legato all’uomo utilizzatore o al proprietario del mezzo. Infatti potrei chiedere alla mia auto di venirmi a prendere in ufficio, senza alcun autista a bordo.
    Avevo già da 20 anni pensato ad un’auto automatica. L’avevo pensata per i percorsi autostradali da richiedersi in affitto per coprire il percorso.
    Per l’algoritmo ne basterebbe uno neurale, non basato sul sistema binario ma su un nuovo sistema alternativo, ora in studio da diverse università, ma già in evoluzione e collaudo.
    Sempre disponibile per ulteriori informazioni.
    Giovanni.