Un necrologio per SOA
- 7 gennaio 2009
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Dopo Gartner, un’altra società di consulenza, Burton Group, evidenzia lo stato di crisi del modello SOA. Decretandone addirittura la morte
(m.t.) Lo scorso novembre era stato un report di Gartner, in cui si evidenziava come il tasso d’adozione delle architetture service oriented in ambito aziendale fosse in netta contrazione, a far emergere qualche interrogativo sullo stato di salute di SOA. Ora addirittura c’è chi sostiene che questo modello sia morto.
Proprio così, morto. “SOA is dead” scrive sul suo blog una delle analiste più conosciute del panorama consulenziale internazionale, Anne Thomas Manes, vice presidente e responsabile della ricerca di Burton Group.
“SOA ci ha lasciati il primo gennaio del 2009, vittima degli impatti catastrofici della recessione economica. Sopravvivono però a SOA i suoi figli: mashup, BPM, SaaS, cloud computing e tutti gli altri modelli architetturali che dipendono dai ‘servizi’”, afferma l’analista di Burton.
Secondo la Manes, accolto come un salvatore SOA si è invece “dimostrato una grande insuccesso, un esperimento sbagliato per buona parte delle aziende”. L’analista sottolinea come il modello SOA abbia fallito completamente i suoi obiettivi: dopo investimenti milionari, molti sistemi IT non hanno tratto alcun beneficio dalla sua adozione. “Anzi, in alcuni casi l’IT aziendale è peggiorata, è aumentata di costi e ha allungato i tempo di esecuzione dei progetti”, scrive l’analista.
Non è un caso che molte aziende intenzionate a valutare un’iniziativa SOA vi abbiano rinunciato negli ultimi mesi, spiega Anne Thomas Manes in un’intervista concessa dopo la pubblicazione del suo post. E quanto affermato dall’analista di Burton è perfettamente in linea con quanto emerso nel report emesso da Gartner lo scorso novembre, in cui veniva evidenziato come nel 2008 la percentuale di organizzazioni intenzionate ad adottare SOA era nettamente calata rispetto al 2007, passando dal 53 al 25%.
Eppure di successi SOA ne sono stati riportati diversi, nel mondo così come in Italia. E di certo non sono tutti frutto di invenzioni o di abile marketing dei vendor. La Manes non nega che vi siano state implementazioni SOA di successo, ma afferma che queste siano principalmente risultato di progetti di trasformazione IT più complessi e non della mera aggiunta di un pugno di interfacce alle applicazioni. “Alcune imprese hanno ottenuto risultati spettacolari dai loro sforzi, ma SOA era solo parte di qualcosa di più grande”.














