Servizi IT: c’è anche chi cresce. E tanto…
- 28 marzo 2005
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Softpeople festeggia i brillanti risultati dell’ultimo anno e cerca nuovi investitori
(p.l.) Il 2004 si è chiuso per Softpeople con risultati più che positivi, in termini sia di fatturato (+47% a 78 milioni di euro) che di utili (+ 200% di Ebitda a 7,8 milioni di euro). Sono numeri che inducono a un certo ottimismo anche sul fronte degli addetti: oggi le 17 società che compongono Softpeople comprendono 790 persone, con previsioni – ufficialmente dichiarate dai responsabili della società – di 1.000 addetti per fine anno e addirittura 1.200 entro fine 2006.
Sono numeri inconsueti in un panorama dell’ICT italiana che i recenti dati Assinform hanno confermato in stato di stallo e con scarse prospettive di ripresa a breve termine. Softpeople presenta una serie di caratteristiche che, ha ricordato Giancarlo Capitani presentando una ricerca di NetConsulting sulle medie imprese italiane di software e servizi, sono tipiche di società che stanno avendo un certo successo nel comparto dei servizi IT.
Anzitutto, spiega Capitani, Softpeople è nata e cresciuta in una congiuntura di crisi, e non di espansione, del mercato IT; questo le ha conferito capacità quasi naturali di individuare e selezionare le opportunità e le scelte su cui focalizzare le proprie attività, evitando l’errore commesso in passato dalle società cosiddette generaliste, pronte a rispondere a qualsiasi domanda venisse dal mercato pur di gonfiare i propri ricavi.
Un altro punto chiave è dato dal modello organizzativo a rete o federativo (simile a quello di Reply, un’altra società di servizi di successo) che nel caso di Softpeople raggruppa 17 entità organizzate in forma di business unit specializzate per tematiche (outsourcing, system integration, consulenza IT, formazione) con autonomia decisionale e diretta responsabilità sul cliente, supportate centralmente da una serie di servizi di backoffice (di amministrazione, comunicazione, affari legali ecc.).
Questo modello, oltre alle evidenti economie di scala sul piano dei costi generali, genera flessibilità e adattabilità al mercato e soprattutto si traduce, nel caso delle business unit di Softpeople, in autonomia e responsabilità dirette sul cliente. Giuseppe Longo e Luciano Marini, rispettivamente amministratore delegato e presidente-fondatore della società, enfatizzano molto il fatto che questa autonomia e queste responsabilità contribuiscono a formare, ai vertici delle business unit, manager e dirigenti con una cultura imprenditoriale che i clienti non possono che apprezzare.
Questa cultura imprenditoriale è anche alla base di un altro punto, che riguarda la ‘prossimità al cliente’: parlare lo stesso linguaggio (da imprenditori, appunto) del cliente non può infatti che portare a capire meglio i suoi problemi e le sue esigenze e puntare con più convinzione alla sua soddisfazione.
Un ulteriore fattore che Softpeople presenta come ‘abilitante del successo’ riguarda la numerosità dei clienti e dei settori in cui questi operano; questo evita al fornitore di soluzioni e servizi un’eccessiva dipendenza da pochi grandi clienti e, di conseguenza, l’esposizione a eventuali situazioni di crisi e difficoltà di qualcuno di questi clienti.
Oltre la vision, gli investimenti
Fin qui numeri e ragioni del successo. Ma per continuare a prosperare non bastano vision e modello imprenditoriale efficace; occorrono tanti quattrini, ed ecco prendere corpo l’operazione di ricerca di nuovi investitori in cui Softpeople è oggi impegnata e che Luciano Marini ha presentato in forma di due scenari possibili. Nel primo – emissione di 200mila azioni – la nuova distribuzione delle quote porterebbe il principale azionista (il fondatore Luciano Marini) dall’attuale 63% al 58% del capitale.
Il secondo scenario – un milione di nuove azioni – è diverso: la quota di Marini scende al 41%, mentre quella dei nuovi investitori sale al 34%; in pratica nessun azionista deterrà la maggioranza assoluta.
Le prospettive dell’operazione ‘nuovi investitori’ vengono giudicate positive, anche perché le società del settore, o meglio quelle che presentano numeri in ordine e buone prospettive di affari, richiamano ancora un certo interesse dal mercato. Marini ha ricordato il caso di cinque società IT quotate (Reply, Engineering, Cad IT, Datamat, TXT) che gli indicatori di borsa mostrano in crescita media, da gennaio ad oggi, del 23%.
Non bastano comunque questi numeri per ipotizzare un prossimo ingresso in Borsa di Softpeople. A chi chiede lumi in proposito, Marini risponde così: “Per principio non siamo contrari, ma non abbiamo piani precisi. Ne riparleremo con i nuovi investitori, ma non prima di un paio di anni”.














